... sono viva. Anche se Marilyn Manson nel suo stile migliore sembra più sano di me, che mi aggiro per il mondo con l'aria di una che si sta decomponendo.
Stamattina, per cercare di superare lo sconforto dovuto alla mia triste condizione, mi sono persino comprata uno smartphone. Non so nemmeno cosa significhi la parola "smartphone". Come ho inserito la scheda mi sono accorta che non è in grado di leggerla, in quanto vecchia, antiquata. sorpassata. Come me. Il che non sarebbe nemmeno eccessivamente tragico se questo non mi costringesse ad alzare le mie chiappotte dal divano per raggiungere un centro Vodafone e farmi aggiornare la Sim. Nel mio unico giorno libero dopo 10 giorni di inferno. Mioddio, abbattetemi.
Ogni giorno penso che il 31 ottobre mi scadrà il contratto, ammesso che io sopravviva fino ad allora, e che dopo questo sarò in grado di fare veramente qualsiasi cosa. Attualmente, non mi spaventa più nulla.
Prima mi sentivo un'eroina dei giorni nostri se in 20 minuti facevo il check in a 3 o 4 famiglie con numerosi pargoli al seguito e non ricevevo insulti per l'attesa. Questo perché prima non conoscevo la situazione tipo del posto dove lavoro ora.
Le 10 del mattino, in arrivo circa 600 persone. Ad ogni singola persona sarà data una tesserina magica con la quale, se sarà fortunato ed essa funzionerà a dovere, aprirà la porta della sua stanza. Ad ogni persona sarà chiesta una cauzione e sarà lasciata una ricevuta che attesta il deposito. Ad ogni persona, ovviamente, saranno chiesti i documenti. Ogni persona avrà sicuramente 34739824783294 domande da porti. Sono le dieci e cinque e la hall contiene centinaia di persone che si accalcano al bureau come bufali inferociti sventolando carte d'identità. Tre, massimo quattro, persone si occuperanno di tutto questo.
Sono le 11 e chi passa davanti all'albergo pensa che sia scoppiata la guerra. C'è gente in sosta su ogni cm percorribile. Chi deve entrare semplicemente per accedere alla Spa, o rinuncia, o comincia ad assestare gomitate a destra e a manca per arrivare alla reception. Noi, alla reception, corriamo e ci pestiamo i piedi l'una con l'altra cercando di smistare la folla.
Sono le 12 e ancora non si vede la porta. Telefoni e citofoni suonano all'impazzata. "Signora, volevo prenotare una stanza" "Sono davanti al garage, mi aprite il cancello?". Tutto questo senza sosta. Cauzioni, ricevute, documenti, tessere magnetiche. Di pranzare non se ne parla.
Sono le 13, la gente sbuffa, si accalca, litiga. Tutti vogliono la stanza SUBITO. La direzione si apposta dietro e comincia a dare ordini senza senso affinché la hall si riesca a libera, intralciando il lavoro di tutti e portando almeno una persona sull'orlo delle lacrime.
Alle 14 rimane soltanto qualche decina di persone da smistare e l'adrenalina comincia a calare. Alla reception siamo tutti senza voce, provati e arcistufi di ripetere le cose centinaia di volta.
Alle 15, in genere, il mio unico desiderio è quello di avere un fucile e sterminare tutti quelli che restano sul mio cammino. Odio profondamente la gente, il mio lavoro, l'Italia, gli italiani, la mia misera busta paga e chiunque mi rivolga la parola. In genere, puzzo di muflone putrefatto sotto il sole di luglio.
E' chiaro che quando hai fatto questo per mesi e mesi e sei sopravvissuto, qualsiasi altro lavoro ti sembrerà una bazzecola. Il problema è uscirne vivi e possibilmente non troppo compromessi.
Nei pochi momenti in cui mi è concesso respirare, mi dedico alla mia coinquilina Lucilla e tento di preservare condizioni igienico-sanitarie compatibili con la vita umana (il che non è sempre possibile). La Lucilla si dedica con passione alla distruzione di qualsiasi forma di civiltà all'interno della nostra dimora: tovaglie, tende, lenzuola, a cosa servono? Non c'è più un angolo della casa dove lei non riesca a salire per far danni.
Però guardatela e ditemi come si può non amarla.