Sgosh autunnale

Sgosh autunnale

giovedì 26 aprile 2012

L'Ausdauer furiosa


So che è da pazzi, che i tempi non sono felici per nessuno e che in Italia puoi rifiutare tutto tranne un lavoro, ma tanto lo sanno tutti che il mio cervello è compromesso. Lunedì ho presentato le mie dimissioni ufficiali all'EnormeStrutturaSulMare. I colleghi non si sentono di biasimarmi, dato che il clima è più simile a quello di Auschwitz che ad una struttura turistica: sono stata ripresa più volte perché gli orecchini che ho  messo mi hanno dato una leggera allergia e involontariamente ho toccato un lobo dolorante in presenza di un cliente. Attenzione: ho posato due dita distrattamente sul gancio dell'orecchino, non mi sono scovolata una narice gioendo con lo spettatore dell'inaspettato tesoro rinvenuto. In quel momento ho capito che la mia esperienza lì dentro era finita. Non puoi passare le giornate programmando l'omicidio di più persone, non è sano.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mio orario.
Venerdì: 15,50 - 23,00.
Sabato: 8,00 - 15,10.
Domenica: 15,50 - 23,00.
Lunedì: 7,30 - 14,40.
Martedì: 15,50 - 23.00.
Mercoledì: 7,30 - 14,40.
Giovedì: RIP, ma nel senso di Riposa in Pace Turnista Infelice, perchè da venerdì a lunedì ti farai di nuovo felicemente altri 4 turni di chiusura/apertura.

Io credo che, a prescindere dalle questioni puramente sindacali, questo si chiami omicidio premeditato. Specialmente se ti ho fatto presente più volte di non essere in splendida forma e mi vedi impasticcarmi a ripetizione durante la giornata. Ed è ancora più sospetto se noto con dolore che lo stesso trattamento non è riservato ad altre persone del team.

Credo che alzare bandiera bianca, nel mio caso, fosse la cosa più appropriata da fare. Ho persino dovuto lottare con lacrime incipienti nel momento in cui comunicavo la cosa ai colleghi, perché, ahimè, per la prima volta nella vita ho lavorato con persone gentili e divertenti.

In ogni caso, eccomi ad affrontare le mie ultime due settimane di lavoro, con la consapevolezza che si tenterà di darmi il colpo di grazia e che non mi sono risparmiata i tre eventi più problematici della stagione convention.

Che cosa ne sarà di me? In realtà, ho già stretto accordi parziali con l'ennesimo albergatore. Ritorno a fare la stagionale insomma, probabilmente per l'ennesimo psicopatico che accoglie i turisti della Riviera.

Ho calcolato che avrò circa 12 giorni di stacco tra un lavoro e l'altro, compreso un intero weekend. Non è difficile immaginare i voli pindarici della mia mente, che costruisce progetti impossibili in un periodo che quasi sicuramente sarà dedicato al letargo. Pulizie di primavera (ahahahahha), giornate di lettura al parco, gite fuori porta a vedere fiumiciattoli e ruscelletti che portano acqua fresca su verdeggianti colline, un doveroso ripristino di contatti con il mondo esterno e amici che non vedo da mesi. Poi ieri sera ho captato una conversazione del CdM con i suoi genitori: "Sì, la Aus avrà un weekend libero, potreste venire a trovarci in quei giorni". Se qualcuno si è spaventato vedendo "The Grudge" è perché non ha avuto modo di vedere la mia faccia in quel momento. Lavoro tutte le festività possibili da 12 maledettissimi mesi, ad eccezione del 1° gennaio, che ho passato dai miei suoceri. Negli ultimi 6 mesi ho avuto 4 weekend liberi, di cui 2 barricata in casa perché sommersa dalla neve.

Allora ditelo che nessuno al mondo mi vuole bene, nessuno.

lunedì 23 aprile 2012

Dimissioni

Spett.le EnormeStrutturaSulMare,


considerato che:

- mi state sfibrando a forza di chiusure/aperture consecutive
- pretendete che la gente sorrida e sia cerebralmente attiva con sole 4 ore di sonno tra un turno e l'altro

- la Vostra capo reparto mi ha fatto sentire un'idiota in quanto ho dichiarato che questi ritmi danneggiano la mia salute
- il Vostro personale è trattato come bestiame
- non mi pagate mai regolarmente
- ad ottobre sarei comunque un mucchietto di rifiuti unti dal mio grasso fritto


sono a comunicarVi che a partire dalla data odierna potrete cercare un rob... ehm, una persona che mi sostituisca entro i prossimi 20 giorni. Tanta fortuna a Voi!

Scontrosi saluti,

CiòCheRestaDiAusdauer

Avanti il prossimo lager.

venerdì 13 aprile 2012

Venerdì

Avere il giorno libero il giovedì rende il venerdì ancora più drammatico.

La sveglia, la consapevolezza di dover rientrare al lavoro e con l'ennesimo turno di chiusura, l'orrore che pervade perché inizia il milionesimo congresso in programma da novembre. Oddio, voglio uno spacciatore che mi venda la dose fatale.

Apro la pagina facebook, qualche forum, mando qualche sms. Ovunque leggo: "che bello, finalmente è venerdì". Mastagrandissimacippalippa.

Poi c'è chi fa il simpatico e mi suggerisce "invece di attaccarti a questi mezzi di comunicazione, esci e vedi gente!". Spero sia uno scherzo. Io vedrò centinaia e centinaia di persone nel weekend, tra colleghi, congressisti, clienti della SpA, clienti dell'albergo. Finisce che la domenica sera della gente ne ho strapiene le cosiddette, per dirla franca. E poi chi dovrei vedere il venerdì mattina? Il postino? La cassiera del supermercato? Il vicino che raccoglie gli escrementi sparsi in giardino dai suoi cani? Per favore, lasciatemi sola nel mio dolore.

Tra l'altro, la maggior parte dei congressi organizzati lì dentro ci costringe ad ospitare gente veramente aberrante. Non molto tempo fa sono giunti in albergo personaggi loschissimi appartenenti a quella che io definirei una setta organizzata di malavitosi. Un paio di centinaia di persone invasate, adescate per vendere un fantomatico succo di non un irripetibile frutto misconosciuto.
Un giorno, mentre cercavo di non uccidermi durante le mie due ore di vita buttate a fare il cane da guardia in sala da pranzo, una di queste signore mi ha braccata sibilando: "Lo conosci il nostro succo, vero?".
Me miserrima, no, aiuto.
"Te ne lascio un campione gratuito... bevilo!" e intanto mi è caduto l'occhio sulla scritta "per la composizione rivolgersi direttamente al produttore". Vagamente terrorizzata ho balbettato qualcosa comet:
"Grazie signora, ma non mi è permesso, sono in servizio"
"Hai ragione cara, ma appena esci di qui, bevilo! Credimi, ne vale la pena."
"Oh sì, certo, ora lo metto in tasca eh... al sicuro" e ho rapidamente nascosto il tutto nella tasca dei pantaloni. Mentre ero lì che fantasticavo su quali orribili ingredienti potevano mai esserci in quell'insospettabile confezione, la signora è tornata indietro con l'aria preoccupata.
"Dimenticavo, lei non ha problemi di salute, vero?"
Elencarglieli tutti rendeva la questione piuttosto difficoltosa, così ho risposto "Uhm, no, non direi" e lei, rassicurata "Oh, ecco, meno male, allora lo beva pure! Buona giornata".

Il sacro Google mi ha poi restituito una giustificazione alle mie paure: il succo in questione è illegalmente prodotto e venduto. Non ho letto i particolari, ma qualcosa mi dice che se lo avessi bevuto sarei morta tra atroci dolori o qualcosa del genere.

Ecco, tutto ciò per spiegare con quale spirito mi appresto ad affrontare l'ennesimo weekend lì dentro. Stavolta, in aggiunta ai ciclisti tedeschi, ospitiamo una federazione di sportivi che ha organizzato un programma di fitness che sarebbe mortale per chiunque, credo. Potete immaginare quale odore aleggerà nella hall fino a domenica? Io sì, mi pare già di sentirlo.

venerdì 6 aprile 2012

Arcibaldo


 Vi presento il mio nuovo amico: Arcibaldo.

Cosa non si fa per cercare di darsi un conforto in questi mesi difficili. Qual è stata la prima cosa che ho fatto una volta inserita la sim? No, non è stato scaricare Fruit Ninja, quello è stata la seconda cosa. La prima è stata inserire il dannatissimo numero dell'albergo nella black list. Oh sì, l'ho fatto. E con estrema soddisfazione.

La mia responsabile ha l'abitudine di mandare sms perentori nei momenti di emergenza, del tipo "Oggi devi venire un'ora prima e posticipare l'ora di uscita fino a che ci sarà necessità". Sms inviato di domenica mattina, alle 7,30. Da sbellicarsi dalle risate, perché: a) chi ti dice che io alle 7,30 della domenica mattina in cui non sono in turno sia sveglia con il telefono in mano pronta a risponderti "certo, arrivo" b) chiedermi un "per favore" o un "ti crea problemi" fa schifo vero?.

Il clou è stato raggiunto due domeniche fa. Ho comunicato che avrei preso tre giorni di ferie per andare al matrimonio della Libby ancora prima che mi scadesse l'altro contratto e molto prima che decidessero se rinnovarmelo o meno. Per correttezza, ho parlato con la mia responsabile e scritto un foglio con le giornate non appena ho firmato il nuovo contratto. Tra l'altro, (s)fortuna vuole che quel weekend non fosse previsto alcun congresso, il che è decisamente miracoloso. In preda all'entusiasmo, hanno persino mandato in ferie un'altra collega, lasciando tutti nella perplessità generale.
Domenica alle 15 ero ancora in Veneto ad un pranzo con i miei suoceri che mi squilla il telefono. Il grande capo, il direttore, colui che un semplice schioccar di dita fa correre al suo cospetto centinaia di dipendenti. "Alla faccia, si è preso la briga di chiamare me, ultima ruota del carro", penso.

"Abbiamo bisogno che lei rientri"
Ahahahahahah, sarà uno scherzo. Che gente burlona.
"Non posso, come comunicato mesi fa sono a 350 km".
"Perfetto, lei è a 350 km, l'altra è malata, qui c'è bisogno e non viene nessuno. Arrivederci"

Dopo questa, la black list è il minimo che possono meritare.

Ma torniamo al mio Arcibaldo. Un vero tesoro. Stamattina mi ha fatto accedere alla mia posta e ai miei siti preferiti in diretta dal mio lettuccio adorato. Gli voglio già molto bene. Se trovo l'applicazione "rifai il letto" e "svuota la lavastoviglie" lo sposo.

giovedì 5 aprile 2012

Forse non tutti sanno che...

... sono viva. Anche se Marilyn Manson nel suo stile migliore sembra più sano di me, che mi aggiro per il mondo con l'aria di una che si sta decomponendo.

Stamattina, per cercare di superare lo sconforto dovuto alla mia triste condizione, mi sono persino comprata uno smartphone. Non so nemmeno cosa significhi la parola "smartphone". Come ho inserito la scheda mi sono accorta che non è in grado di leggerla, in quanto vecchia, antiquata. sorpassata. Come me. Il che non sarebbe nemmeno eccessivamente tragico se questo non mi costringesse ad alzare le mie chiappotte dal divano per raggiungere un centro Vodafone e farmi aggiornare la Sim. Nel mio unico giorno libero dopo 10 giorni di inferno. Mioddio, abbattetemi.

Ogni giorno penso che il 31 ottobre mi scadrà il contratto, ammesso che io sopravviva fino ad allora, e che dopo questo sarò in grado di fare veramente qualsiasi cosa. Attualmente, non mi spaventa più nulla.

Prima mi sentivo un'eroina dei giorni nostri se in 20 minuti facevo il check in a 3 o 4 famiglie con numerosi pargoli al seguito e non ricevevo insulti per l'attesa. Questo perché prima non conoscevo la situazione tipo del posto dove lavoro ora.

Le 10 del mattino, in arrivo circa 600 persone. Ad ogni singola persona sarà data una tesserina magica con la quale, se sarà fortunato ed essa funzionerà a dovere, aprirà la porta della sua stanza. Ad ogni persona sarà chiesta una cauzione e sarà lasciata una ricevuta che attesta il deposito. Ad ogni persona, ovviamente, saranno chiesti i documenti. Ogni persona avrà sicuramente 34739824783294 domande da porti. Sono le dieci e cinque e la hall contiene centinaia di persone che si accalcano al bureau come bufali inferociti sventolando carte d'identità. Tre, massimo quattro, persone si occuperanno di tutto questo.

Sono le 11 e chi passa davanti all'albergo pensa che sia scoppiata la guerra. C'è gente in sosta su ogni cm percorribile. Chi deve entrare semplicemente per accedere alla Spa, o rinuncia, o comincia ad assestare gomitate a destra e a manca per arrivare alla reception. Noi, alla reception, corriamo e ci pestiamo i piedi l'una con l'altra cercando di smistare la folla.

Sono le 12 e ancora non si vede la porta. Telefoni e citofoni suonano all'impazzata. "Signora, volevo prenotare una stanza" "Sono davanti al garage, mi aprite il cancello?". Tutto questo senza sosta. Cauzioni, ricevute, documenti, tessere magnetiche. Di pranzare non se ne parla.

Sono le 13, la gente sbuffa, si accalca, litiga. Tutti vogliono la stanza SUBITO. La direzione si apposta dietro e comincia a dare ordini senza senso affinché la hall si riesca a libera, intralciando il lavoro di tutti e portando almeno una persona sull'orlo delle lacrime.

Alle 14 rimane soltanto qualche decina di persone da smistare e l'adrenalina comincia a calare. Alla reception siamo tutti senza voce, provati e arcistufi di ripetere le cose centinaia di volta.

Alle 15, in genere, il mio unico desiderio è quello di avere un fucile e sterminare tutti quelli che restano sul mio cammino. Odio profondamente la gente, il mio lavoro, l'Italia, gli italiani, la mia misera busta paga e chiunque mi rivolga la parola. In genere, puzzo di muflone putrefatto sotto il sole di luglio.

E' chiaro che quando hai fatto questo per mesi e mesi e sei sopravvissuto, qualsiasi altro lavoro ti sembrerà una bazzecola. Il problema è uscirne vivi e possibilmente non troppo compromessi.

Nei pochi momenti in cui mi è concesso respirare, mi dedico alla mia coinquilina Lucilla e tento di preservare condizioni igienico-sanitarie compatibili con la vita umana (il che non è sempre possibile). La Lucilla si dedica con passione alla distruzione di qualsiasi forma di civiltà all'interno della nostra dimora: tovaglie, tende, lenzuola, a cosa servono? Non c'è più un angolo della casa dove lei non riesca a salire per far danni.
Però guardatela e ditemi come si può non amarla.

lunedì 13 febbraio 2012

Qualcuno ha venduto la mia anima al Dio Sfiga

E' così, non c'è altra spiegazione.

La mia connessione rifiuta di aprire blogspot da mesi ormai, e non se ne conosce il motivo. E poiché dal lavoro mi è impossibile persino pensare di poter usufruire della toilette, direi che sono tagliata fuori. L'umanità privata della mia collezione di vaniloqui: momento di struggimento collettivo, lo so.

Che dire, a novembre ho lavorato. A dicembre ho lavorato. Per tutte le santissime feste ho lavorato. Il giorno di Natale, invece di divorare il mio solito quintale di cibo, ho persino coperto una collega che è andata a infrattarsi con l'amante in una delle segrete del castello (chiamarlo albergo è riduttivo). Pareva dovessi vivere lì per sempre, poi invece a 10 giorni dalla scadenza del mio contratto, carramba che sorpresa, scopro di essere stata mandata in ferie. I colleghi cominciano a mormorare. Il mio ultimo giorno lavorativo tutti mi chiedono il numero di telefono, che non si sa mai. La mia responsabile fa la vaga e mi dice che forse è meglio che mi rivolta alla direzione per avere delucidazioni sul mio futuro. Tutti dicono: "è la prima volta che succede una cosa del genere". E il mio diventa un caso, perché per la prima volta pare si siano trovati di fronte ad una persona che si è rifiutata di uscire dal lavoro alle due per tornare alle sette e trenta e che non ha mai usato otto metri di lingua viscida per ingraziarsi qualcuno dei piani alti. In sostanza, sono molto indecisi se tenere o meno una persona che fa il suo lavoro cercando di mantenere un minimo di dignità (ma gli orari assurdi me li faccio pure io, non sono esente) oppure tenere l'altra collega che è lì da due anni, ma è detestata dalla nostra responsabile.

Decido di prendere atto e trascorrere le mie ferie serenamente. Infatti:

- dopo due giorni porto a sterilizzare la Lucilla, che per effetto dell'anestesia passa 24 ore di follia totale a saltare come un'indemoniata  OVUNQUE e altre 24 di catalessi totale, portandomi a trascorrere giorno e notte con la paranoia di trovare brandelli di gatto sparsi per la casa;
- vengono in visita i miei suoceri e come per magia mi trovo con 38 e mezzo di febbre
- mentre cerco di non perire per la febbre, un piacevole virus intestinale si impossessa delle mie budella, regalandomi giorni felici a tu per tu con la tazza del water;
- non faccio in tempo a riprendermi e ad agognare un po' di vita al di fuori della tratta letto-divano-bagno, che comincia a nevicare, fiocchi grandi come il mio gatto, che mi portano ad uscire di casa al solo scopo di spalare la tonnellata di neve che ci blocca ogni via di uscita (il vialetto indipendente e l'ingresso esterno al primo piano dopo due rampe di scale che avevo tanto osannato, non rientrano più nella top ten delle cose che amo)
- dopo una settimana di nevicate incessanti e reclusione in casa, riesco a disseppellire la Sacra Auto con l'aiuto di un vicino, ma faccio giusto in tempo ad arrivare dalla Mutti che ricomincia a nevicare;
- trascorrono due giorni semi-felici quando mi arriva la comunicazione del rientro al lavoro imminente, così mentre mi beo all'idea di trascorrere l'ultimo weekend a casa con il mio amoruccio tesoroso (il prossimo sarà a NOVEMBRE), al CdM arriva la telefonata che gli comunica la morte della nonna pugliese ( :-( ), dunque parte e trascorre il weekend a 600 km di distanza per assistere al funerale
- poiché la Mutti insiste per non farmi trascorrere questi giorni da sola isolata in questo posto dimenticato da Dio e sepolto dalla neve, gatto in spalla mi trasferisco una notte da lei, salvo tornare sui miei passi il giorno dopo con un gatto isterico e una notte d'inferno alle spalle. Decisione talmente apprezzata dalla genitrice, che per due giorni non ha fatto che ripetermi di non fare le scale, convinta che sarei precipitata malamente sul ghiaccio defungendo in solitudine tra i lupi.

Ebbene, dopo queste tre riposantissime settimane di ferie, oggi si rientra al lavoro dopo una notte infernale passata a smoccolare per un dolore terrificante al collo e alla spalla. Mi muovo gemendo e ho occhiaie da paura. Davvero una fortuna che le prossime ferie saranno a novembre.

giovedì 17 novembre 2011

NO VABBE', SGOSH!

Primo giorno di lavoro. Mi faccio strada verso la reception, dove c'è un signore che mi guarda con aria interrogativa. "Sono la nuova collega" dico. "Ah, non ne sapevo nulla" mi risponde, e io mi sento già enormemente rassicurata e inserita nel mio nuovo ruolo.

Nell'imbarazzo totale, cominciamo con le domande di routine.
"Ehm... di dove sei?"
"Ah, sono originaria della Ridente Cittadina, ma abito al Paesino Sperduto ora".
"Uhm... dove?"
"Mah in una delle viuzze dietro al famoso bar di prostitute sulla statale... non so se hai presente..:"
"Uhmmmmmmmmmmmm... quale via?"
"Una via nuova, misconosciuta, che sia chiama Via Dalle Balle..."
"Uhmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm... a che numero??"
"57... perchè? conosci la zona?"
"Io abito esattamente lì davanti."
Perfetto. In due minuti ho scoperto che:
a) il mondo è veramente piccolo
b) non sono esattamente un esempio di integrazione nella piccola comunità dove vivo.

Dopo 16 giorni di rodaggio, ieri capito in turno con la collega meno conosciuta fino a quel momento. Per rompere il silenzio inizio con una serie di domande di routine, tipo "come sei capitata qui?". Lei comincia a raccontarmi che nel 2008 ha fatto la sua prima stagione lì nella Ridente Cittadina sezione Vip. Non del tutto interessata, chiedo comunque dove ha lavorato e lei mi risponde "Ho lavorato presso la Famiglia dei Pazzi nel Tale Albergo". 

Brivido e flashback. Il mio ultimo giorno dentro l'albergo storico, 8 settembre 2007. Lei è la persona che hanno preso al mio posto l'anno successivo. Sono basita, il mio mondo è sempre più piccolo. Da lì mi fa una breve carrellata dei personaggi di quella famiglia, delle stranezze di quel posto e poi timidamente mi chiede con vocina sottile sottile "Dunque tu conosci anche Jack?". Io? Oh, no, io non lo conosco affatto. Solo colleghi di lavoro per sette anni, e almeno 5 di tira e molla sentimentale terminati improvvisamente con la candida e provvidenziale entrata in carica del CdM. In fondo sono fuggita dall'albergo storico anche per non avere più niente a che fare con lui, e guarda un po', 4 anni dopo mi trovo fianco a fianco con una donna palesemente interessata a lui. Dopo circa due ore la vedo che ride con imbarazzo e mi dice "Sai, sarà molto divertente quando lo racconteremo alle altre...". Alle altre?? No ti prego... non mi dirai che... "Quest'estate avevo un appuntamento con lui..."
Oh no.
"Le altre non ci credevano, sai, lui è bello..:"
Oh no.
"è più giovane di 10 anni..:"
Oh no!
"Abbiamo passato una serata bellissima, al ristorante ha pagato lui e poi in macchina a parlare fino alle 4 di notte..."
Le ha spezzato il cuore, lo sento.
"Le altre già mi prendevano in giro... Poi è sparito... un ragazzo così bello e bravo, ma così pieno di complessi! Pensa quando diremo a tutte di questa simpatica coincidenza!"
Gesù!! Ho annuito e le ho propinato la frase più trita del mondo: "Credimi, è stato meglio così. Ehm, devo finire di tradurre il menu, sai, con il francese ho grossi problemi.."

Tutto questo è già una tragica fatalità, ma quante probabilità c'erano che lei terminasse il tutto dicendomi che gli ha anche proposto di presentarsi per lavorare all'ENORMESTRUTTURASULMARE?

No vabbè, SGOSH.

mercoledì 26 ottobre 2011

GNUS

Non che io mi annoiassi a starmene a casuccia mia, al caldo, a inseguire la Lucilla per mettere il collirio e a nominare tutti i santi del Paradiso mentre questa mi dilania le carni senza pietà alcuna, oppure a cercare di dare un senso ad un casa lasciata a se stessa per sei lunghi mesi. Però un pomeriggio ho pensato che magari mandare qualche curriculum qui e là non mi avrebbe causato danni permanenti al tunnel carpale, e ho riesumato la Sacra Lista con gli indirizzi di tutti gli alberghi della zona. Tanto per provare. Ridendo e scherzando ho inviato qualcosa come 600 curriculum.

Tre ore dopo circa, mi suona il telefono. "Sono la proprietaria dell'albergo ENORMESTRUTTURASULMARECONCENTROBENESSERE, è interessata ad un colloquio?". Ah beh, se volete provo a venire, ma non so nemmeno se una come me la fate entrare. "A domani, certo".

Mentre con falcata contadina, grattandomi la pancia con vigore, entravo lì dentro con la faccia di una bambina che non ha mai visto un albero di Natale illuminato, pensavo: "Qui dentro ci sto come un cavolo a merenda". Dieci minuti dopo, zero frasi per intero pronunciate, la proprietaria appuntava un grosso OK di fianco al mio nome.

Ho ancora sei giorni per realizzare cosa mi aspetta per i prossimi tre mesi.

L'albergo ha 240 camere, un centro benessere, due sale congressi, una piscina scoperta, tre bar e non so quanto altro. Voglio un navigatore, perché come minimo il primo giorno vado in bagno e una volta uscita dalla porta non sarò più in grado di trovare la strada verso la reception.

Lavorerò sei giorni la settimana, compresi i sabati, le domeniche, Ognissanti, l'Immacolata, Natale, Santo Stefano, Capodanno e l'Epifania. E' stato bello avere un compagno e una famiglia, manderò a tutti una cartolina che mi rappresenti come ero prima che il vortice mi divorasse.

Come mi ha raccomandato la proprietaria, il segreto sta nell'inserirsi nel loro team storico della reception. Si tratta di sette donne, e sapete che cosa possono fare della Aus sette donne affiatate? Polpette, saporitissime e tenerissime polpette. Non è che le altre donne mi trovino antipatica,  è che generalmente mi detestano. L'ultima volta che sono stata data in pasto ad un branco di femmine ho passato tre mesi e mezzo di inferno. Sono in una botte di ferro.

Al primo giro dell'albergo da sola, la Aus riuscirà a tornare indietro o la ritroveranno dopo mesi, affamata e priva di memoria, a mangiare l'intonaco dei muri spinta da un insperato senso di sopravvivenza? L'isolamento sociale e lo stress quanto ci metteranno a distruggerne nuovamente il sistema nervoso? Per quanto riguarda le colleghe, sento che inimicarsele sarà più facile del previsto.

Brindiamo alla precarietà del mondo di Ausdauer, dove tutto è sempre appeso ad un filo e il baratro è sempre sotto di lei che l'aspetta con gorgoglii di trepidante attesa.

venerdì 7 ottobre 2011

TIRANDO AMENAMENTE PORCHI QUI E LA'

Che la fortuna non stesse esattamente dalla mia parte l'avevo già intuito da un po', anche se non sono una persona così sagace.

La prima avvisaglia l'ho avuta a sei anni. Mia zia mi convinse a fare i buchi alle orecchie, comprando il mio atto di coraggio con una vaschetta di gelato. Mi presentai a questo signore di mezza età, e l'idea di decenni di esperienza mi tranquillizzò a tal punto che quando sbagliò clamorosamente l'altezza del buco non piansi nemmeno per lo stupore. Ricordo ancora questo simpatico orafo che ripeteva "mi dispiace tantissimo, è la prima volta che mi capita in trent'anni di carriera" e che mia zia quasi consolò per il dolore causatomi, mentre io ancora mi beavo nella mia ingenuità.

In seguito ci sono stati altri episodi degni di nota. Per esempio, avevo nove anni quando il dentista si convinse a togliermi l'incisivo superiore, dichiarato morto da quando all'età di cinque anni ero scivolata sui sandaletti nuovi sbattendo il muso per terra. Il dente era nero, per cui non esitò a spruzzarmi di un anestetito blando e mi disse "basterà tirare un po', non sentirai nulla". Io sentii che mi strappavano le gengive, ma con gli occhi lucidi e sgranati non dissi nulla per paura di essere considerata una piagnona. Il dentista estrasse un dente che non era affatto morto, ma aveva una radice ancora intera e mi rivolse lo sguardo più colpevole di cui ho memoria. "Ho strappato un dente vivo ad una bambina" ripeteva a mia madre, che invece si complimentava per la stoicità di sua figlia (irrimediabilmente perduta negli anni in seguito all'acquisita progressiva sfiducia nei camici bianchi-verdi-azzurri-multicolor).

A 18 anni sono rimasta a casa da scuola un mese per una sospetta mononuclesi. Mi fecero rifare gli esami del sangue sei volte: cinque volte sbagliarono il tipo di esame, una volta all'infermiera cadde la provetta. Avevo un braccio che parevo un'eroinomane e i miei primi veri istinti omicidi.

A 23 anni mi preparavo al mio secondo intervento in laparoscopia e ingurgitavo quei due litri di soluzione purgante inviando sacramenti a destra e a manca e giurando che mai più avrei voluto vedere una bottiglia di quel vomitevole liquido in tutta la mia vita. Ventiquattro ore dopo, con l'intestino lindo e lo stomaco ormai digeritosi per l'attesa, un medico mi disse che l'intervento era rimandato e che avrei dovuto ricominciare la preparazione intestinale entro qualche giorno. Mangia in un quintalozzo di lasagne per consolarmi delle mie disgrazie.

Martedì mi hanno messo l'holter pressorio. Un aggeggio giusto un tantino angosciante: ogni 15 minuti esatti suona e ti avvisa che devi fermarti, rilassarti e che sta per partire la misurazione. Il che, oltre ad essere di una comodità opinabile (specialmente se stai guidando e sei in curva), mi mette in una condizione di ansia perenne. L'esame consiste nella misurazione della pressione arteriosa  nell'arco di 24 ore. La notte le misurazioni sono silenziose e hanno una frequenza di mezz'ora, frequenza che ti lascia il tempo di addormentarti per sfinimento e svegliarti dopo 25 minuti in preda allo stritolamento del braccio. Se per caso la misurazione non va a buon fine la ripete dopo 2 minuti. E si raccomandano di svolgere le normali attività quotidiane senza farsi condizionare, il che mi sembra una discreta presa per i fondelli. Ebbene, il mio apparecchio è andato in crash dopo circa 21 ore di misurazioni estenuanti e una notte completamente insonne. Con la bava alla bocca sono giunta dal medico che doveva consegnarmi il tracciato per sentirmi dire: "Signorina, è davvero molto strano quello è successo. Si tratta di un caso rarissimo che succede ogni migliaia di misurazioni, ma pare che qualcosa sia andato storto. L'esame non può essere ritenuto valido a causa delle rilevazioni errate delle ultime ore, dunque dovrà ripeterlo."
 
Ebbene, in questo momento ho di nuovo il maledetto apparecchio al braccio, la pressione alta ad ogni misurazione e di sicuro ho guadagnato un posto di riguardo all'Inferno in seguito a tutte le carinerie che ho pronunciato negli ultimi giorni.

Che le divinità abbiano in gloria tutti tranne me, mi raccomando.

martedì 20 settembre 2011

LO SCATAFASCIO

Sono un cesso. E mi sento pure pesantemente sfigata, ecco.

Ieri mattina, dopo l'ennesima emicrania devastante, mi sveglio con la consapevolezza che la mia stagione lavorativa è ormai conclusa. Apro gli occhi, anzi no, ne apro uno e mi accorgo che dall'altro non ci vedo una cippalippa. "Ma porc, mi sarà venuto un ictus, lo sapevo". Arranco fino al bagno e scorgo allo specchio il mio viso deturpato da una puntura di zanzara di dimensioni tali da non farmi aprire l'occhio sinistro. Ottimo, penso mentre cerco di non inciampare nel gatto.

Decisa a morire sul divano tutta la mattina, mi sovviene improvvisamente (dopo due ore, ma viste le mie funzioni cerebrali è sembrato un fulmine a ciel sereno) che deve venire il tecnico della Telecom a installare la linea telefonica. Che bello, dopo un anno e mezzo di chiavette che non prendono e io che giro come una rabdomante con il portatile in mano alla ricerca della fonte di vita (un segnale decente), finalmente qualcosa di buono in questo buco di mondo. Dopo aver ricevuto numerose rassicurazioni "Tranquilla, da me ci hanno messo pochissimo, un intervento e via" e "sono stati puntualissimi, ci è voluto davvero un attimo", il mio pessimismo è salito alle stelle e già da settimane ripetevo il mantra: "sicuramente qualcosa andrà male". Quando il tecnico ci ha comunicato che i fili del telefono non passano perché a quanto pare il tubo è ostruito da chissà quale schifezza cementosa, non mi sono neppure scomposta. Il CdM ha dichiarato di odiarmi e attualmente compie riti apotropaici ad ogni mio respiro in sua direzione.

Punizione divina: nottata febbricitante con lo stomaco che sembra un calzino rivoltato. Ma tutto sommato me lo merito, vedo il mio medico talmente tanto spesso che ormai posso tracciare un grafico del suo indice di gradimento settimanale. Oggi, tra l'altro, era gravemente in discesa e la cosa mi preoccupa. Sarà anche che a metà visita, dopo aver ricevuto l'ennesima telefonata delirante, era talmente esaurito che si è sfogato con me raccontandomi storie raccapricciante di gente che sente l'occhio fare "cric" ogni volta che si gira (e io per poco non mi sento mancare mentre lo dice) e di come in generale si pretenda da lui onniscienza e disponibilità 24 ore su 24. Ha ragione dottore, annuisco, mentre gli porgo il braccio per farmi misurare la pressione. Ormai pare deciso che proveranno a mettermi un holter pressorio. Il CdM sta già dando craniate contro il muro in vista del gran giorno e della gran notte che lo aspetta, con me che ogni mezz'ora bestemmio perché la macchina infernale mi stringe il braccio e sento la morte imminente che mi attanaglia. Perché io non sono ipocondriaca, no, e non mi lamento mai, assolutamente.

giovedì 15 settembre 2011

Questo caldo ha rotto le balle

Ore 5 del mattino. Il CdM, in ferie da qualche giorno dopo 3 mesi lavorati senza neppure un giorno libero, decide finalmente di raggiungere il letto. La Aus invece dorme già da diverse ore, ma si sveglia sententolo entrare.

"Amore, domani a che ora ti svegli?"
"Hmmmmm... non so... hmmmmm..."
"Mi sveglieresti alle nove?"
"Hmmm sì, ok... ronf"

Ore 9. La Aus, rimembrano la conversazione di qualche ora prima, si accinge a scuotere il CdM.

"Amore, sei sveglio?"
"Hmmmmm."
"Sono le nove!"
"Hmmmmm."
"Ma cosa devi fare stamattina?"
"Devo andare a prendere il gatto".

"... amore?? Quale gatto?"
"Ho sognato che mi chiedevi che cosa devo fare stamattina... e io ti ho risposto... hmmmm"
"Guarda che te l'ho appena chiesto cosa devi fare, non stavi sognando."
"Ah no?"
"No, di quale gatto stavi parlando?"
"Hmmm che cosa c'entra adesso il gatto!??!"


Bene, qui in casa Ellouin-Aus stiamo benissimo. Io domani torno al lavoro dopo 4 giorni liberi, avuti perché le mie condizioni di salute mi stanno facendo impazzire. Ieri sedevo davanti al laboratorio analisi di fianco ad una nonnina incazzosa di 80 anni: lamentava i miei stessi problemi e una serie di esami medici che ha dovuto subire, che sono gli stessi che toccheranno alla sottoscritta.
Già da ieri sera mi è partita l'ansia da "ommioddio, devo tornare al lavoro, non ce la faccio, sto malissimo". E naturalmente sono passata da "l'ictus sopraggiunge" a "mi sta per venire un infarto" senza nemmeno passare dal via. 

Alcune settimane fa qualcuno ha avuto la brillante idea di misurarmi la pressione al lavoro. Vediamo, chi è stato... ah già, la mia simpaticissima capa. Il suo misuratore da polso mi segnalava una pressione da ictus imminente, dopo di che ho cominciato a sentirmi in punto di morte e ho trascorso una serata da incubo. Mi sono ripresentata dal medico dichiarandomi già morta, ma poichè mi ha semplicemente chiesto di tenermi monitorata, da allora vivo con il bracciale del misura-pressione perennemente al braccio. E ogni volta che sale di un paio di unità sento già le mie coronarie sgretolarsi.

E nel frattempo deliro.

"Amore, sai che ti vedo ogni giorno più bello? Oddio, quindi mi sta calando la vista sempre di più. Ecco, lo sapevo, ho il glaucoma."

martedì 30 agosto 2011

TRAINSPOTTING


Se dovessi rinascere, vorrei essere questo gatto. Queste pose ritraggono la Lucilla nei suoi momenti di stress maggiore, quando la vita sembra schiacciarla con il peso delle sue responsabilità. Gli altri momenti della usa giornata, ovvero quelli in cui mi distrugge sistematicamente la casa, ho preferito non lasciarli alla testimonianza fotografica, sperando che la memoria si affievolisca e io possa dimenticare drammi inerrabili come lo sbrindellamento delle mie adorate tende. Il CdM ed io, comunque, stiamo godendo molto di questo felino. Quando la sera ci abbandoniamo stremati sul divano guardandoci l'ennesima puntata di "Er - Medici in prima linea" e altro non desideriamo che accarezzare un micino peloso ronfante, dobbiamo fare i conti con un gatto flatulento che corre come un pazzo aggrappandosi violemente alle nostre ciccette in vista e facendoci sentire meno soli.

L'estate dicono stia volgendo al termine, e voci di corridoio sussurrano che anche io sia alla frutta. Anzi, al caffè. Forse posso azzardare di essere persino all'ammazzacaffè, ma non vorrei sembrare troppo melodrammatica.
Di fatto, sono diventata una specie di Christiane F. ai tempo d'oro. Dopo essermi recata ancora una volta dal medico in preda alla disperazione e aver esordito con "Dottore mi aiuti, sono una donna distrutta", mi trovo a leggere le inverviste di Vasco Rossi e e pensare: "Dilettante!". Ho tutto quello che una persona che ha a che fare otto ore al giorno per sei giorni la settimana con gente assurda, si augurerebbe di non avere. Come io possa pensare di poter resistere fino a novembre (novembre?! ma rinchiudete questi albergatori assassini), non è contemplato, visto che la mia facoltà di pensiero si è volatilizzata nel mese di luglio, quando la spia "batteria scarica" si è palesata sulla mia fronte. Da allora ogni giorno è soltanto una lunghissima agonia intervallata dall'assunzione di pastiglie che non so ancora se servono a qualcosa.

"Signorina, può mandare qualcuno a uccidere quella maledetta zanzara che mi tormenta?"
"Io voglio arrivare prima dell'orario del check in signorina, quindi veda di convincere le donne delle pulizie a cacciare gli occupanti della stanza ad un'ora decente, che quando arrivo voglio riposarmi!"
"Senta, lei deve trovare una soluzione per questa camera, io e mio marito non possiamo dormire insieme, non siamo compatibili!"
"Non ho alcuna intenzione di pagare, né di partire, finchè non avrò parlato con la titolare, non mi importa se è già arrivato il cliente successivo... faccia come creda, ma io non muovo dalla stanza!"

Gente, ma sparatevi.

E non parliamo della mia titolare, in lacrime durante un litigio con i clienti e di fatto acida come l'Idraulico Liquido. Ormai la mando a cagare ogni 10 minuti in maniera più o meno palese, e questa ancora mi tedia con i racconti della sua irregolarità intestinale. Dopo una settimana in cui non abbiamo fatto altro che ringhiarci contro come cani rabbiosi, ho seriamente sperato che mi chiamasse in ufficio e mi dicesse: "Le cose non stanno andando bene, direi che non appena cala un po' di gente non ti rinnoviamo il contratto". Tanto ormai ci ho fatto il callo alla disoccupazione. Invece no, hanno visto che sono dannatamente capace di farmi pagare anche i conti più discussi senza battere ciglio, e poiché hanno dovuto comunicarmi che il mio contratto diverrà ancora più penoso a partire da metà settembre, improvvisamente la gentilezza si è impadronita di tutti quelli che sanno che presto, come si suol dire, mi defloreranno allegramente.

L'ottimismo mi pervade, è evidente.

martedì 9 agosto 2011

LA TRADIZIONE

Nelle coincidenze numeriche ho un fede incrollabile. E oggi è il famigerato nove agosto.

Per la prima volta dopo settimane, stamattina mi sono svegliata serena e relativamente riposata. Una sensazione dimenticata, una boccata d'aria in questa nera fuliggine, un raggio di sole dopo la tempesta. Considerato che credo di essere vittima di quello che comunemente chiamano "esaurimento nervoso" e sono depressa/nervosa/drogata, avrei dovuto immaginare che la sveglia fosse il preludio della tragedia.

Alle 6:58 il portiere già mi attende sulla soglia con l'aria nevrastenica che lo contraddistingue. Con il respiro spezzato dall'angoscia mi comunica che nella notte sono arrivate due persone in anticipo di un giorno, che lui è riuscito a sistemarli (incredibilmente, visto che in genere non è in grado di far fronte ad alcuna necessità che non sia la consegna delle chiavi) e che però c'è da sbrigare questo e quello, e già mi girano vorticosamente perché sono sulla porta e quest'altro furbo, arrivato senza prenotare, mi aspetta con l'aria impaziente di chi ha atteso una notte intera il mio arrivo e non può aspettare un secondo di più. Il portiere però, distrutto dall'ansia che l'ha tenuto sulla corda otto ore, ci tiene a farmi sapere che ieri sera la mia collega se ne è andata senza contare i soldi della cassa, e che mancano sette euro che lui non è riuscito a trovare da nessuna parte. Mentre questo per la centesima volta ripete che lui non perderebbe soldi per alcun motivo al mondo, l'altro mi ricorda che mi sta aspetatndo e vuole concludere. Sono le sette e dieci e sono già presa d'assalto.

Sistemo il cliente, tranquillizzo il portiere (che se non fosse stato calvo, dalla disperazione si sarebbe strappato tutti i capelli), e dopo mezz'ora comincio i miei lavori di routine. Nel tentativo di registrare i clienti arrivati nella notte, mi accorgo che ho inserito nel programma le date errate e di conseguenza mi si sono sballati tutti i conti di fine giornata e i numeri progressivi delle schedine dei clienti. Comincio a sistemare tutto e mi crasha il programma. Nel frattempo mi giungono i giornali e i camerieri cominciano a chiedermi il menu del giorno dopo. Mentre distribuisco i quotidiani, stampo i menu e riavvio bestemmiando il programma, dal primo-secondo-terzo-quarto-quinto piano cominciano a chiamare tutte le cameriere dei piani per sapere chi è partito. Il cliente della 39 vuole il conto. La 54 è arrivata in anticipo e vuole portarsi avanti con il check-in. La 33 non ha trovato parcheggio. Dopo tre ore mi accorgo che non ho terminato nessun lavoro, che il programma mi ha crashato di nuovo e che non ho nemmeno preso un caffè. La mia capa arriva e mi dice che i clienti che ho sistemato nella 42 e con cui ho già litigato due volte per telefono, andavano trattati con il massimo riguardo e che ho fatto malissimo a non dar loro un'altra camera, dimenticandosi completamente che a suo tempo fu lei stessa a rispondermi "se va bene la 42 bene, altrimenti possono stare a casa!". Alle undici mi dice "ciao Aus, io torno tardi, non so se ti do il cambio per andare a pranzo, devo andare dalla parrucchiera". Mentre bestemmio in cinese antico perché è mezzogiorno, ho fame e nessuno riesce più a parcheggiare le auto perché è tutto strapieno, arrivano i miei amici della 42 e dopo larghi sorrisi a dentature smaglianti, li sistemo alla 43 e li lascio tutti contenti per andare a mangiare, mentre la governante mi dà il cambio per 10 minuti. Torno e scopro che si è presa le chiavi del cliente promettendogli di spostare l'auto in caso di necessità, rincorro il cliente e gli dico che non non può lasciarmi le chiavi, che io non sono un parcheggiatore e che al limite può lasciarmi il suo numero di cellulare. Scorgiamo un posto nel parcheggio antistante e lui mi propone di spostarsi lì. Il titolare dell'albergo, vedendo la scena, mi riprende malamente perché secondo lui quel posto è troppo pericoloso e che se dovessero rigargli l'auto lui non vuole responsabilità. Nel frattempo la governante, mossa da pietà nei confronti di ques'uomo incapace di infilarsi nel parcheggio, gli propone di fargli strada nel parcheggio del residence. Lui esce velocemente dal parcheggio e mentre questa gli corre dietro, lui non centra clamorosamente il cancello e si distrugge una fiancata da solo. A quel punto il titolare se la prende di nuovo con me perché non avrei mai dovuto permettergli di entrare nel residence e il cliente se la prende con la governante perché non gli ha indicato le giuste manovre e lei se la prende con me di nuovo perché è caduta dalla bici per rispondere ad un telefonata che proveniva dall'albergo. A quel punto arriva sgomitando il cameriere che mi dice: "chi ha stampato questi menu, che sono tutti sbagliati??!".

Oggi tutto quello che poteva andar male lo ha fatto, il mio umore punta di nuovo verso il centro della terra e l'effimero stato di benessere delle 6.30 si è volatilizzato per almeno altri due mesi. Domani spero di svegliarmi a pezzi come al solito.

giovedì 7 luglio 2011

SEI ETTI DI GATTO

Così imparo a sostenere che al di fuori del lavoro non ho ho una vita. Il CdM martedì sera è tornato a casa con questa pallina di pelo pulciosa.

Sono tornata a casa alle 23,30 piuttosto scettica, poi l'ho presa in braccio. E ronfava. Ronfava e ronfava. Cercava la mamma e ronfava strusciandosi su di me finché non si è addormentata.

"Amore, non abbiamo niente da darle da mangiare e nulla di gattoso in casa."
"Lo so."
"E non so nemmeno se il padrone di casa accetta animali"
"Lo so"
"E non siamo mai a casa..."
"Lo so"
"Abbiamo un buco di casa"
"Lo so"
"E zero tempo per star dietro anche ad un gatto"
"Lo so"
"La adoro, è nostra vero??"

Lucilla ed io stiamo già litigando. La prima cosa che ha fatto ieri è stata urinare entusiasta sul tappeto, rivolgendomi uno sguardo fiero del tipo "sono proprio un gatto stupendo vero??". Poi ha cominciato ad appendersi modello Tarzan alle mie adorate tende. Ha già capito che non voglio assolutamente che salga sul divano (non è nostro, ma del padrone di casa, e temo per la mia incolumità fisica) e appena mi sente urlare "'cillaaaaaaaaaaaaa!" corre a nascondersi sotto qualche  mobile. Non sa assolutamente usare le unghie e cerca di scarnificarmi festosamente ogni volta che me la spupazzo (ho già pronto il guanto con cui d'ora in poi le farò le coccole, fregata!). Eh no, io sono una dura, io non sono adatta a tenere un animale, io sono un generale senza pietà che ha la pazienza di un grizzly rabbioso.

'cillaaaaaa, animaletto peloso puzzone, vieni qua che ti faccio un po' di coccole.  Dannazione, e adesso?

lunedì 4 luglio 2011

BUBUSETTETE!!

Stamattina mi sono svegliata pensando a come diavolo ho fatto a ritornare a fare questo lavoro. Poi mi sono ricordata: ah, già, il mio ex datore di lavoro demente non riusciva a pagarmi pertanto mi ha buttata fuori dalla ditta. Me e il mio CdM, per la precisione, tanto per assicurarci di non avere nulla con cui pagare l'affitto.

Definire l'ultima settimana trascorsa UN INFERNO è riduttivo. Il Festival del Cliente Stracciabudella è nel pieno della sua attività e bisogna ammettere che quest'anno i personaggi talentuosi mi sembrano un po' troppi per la mia pazienza morta e sepolta. Tutto ciò porta i capi supremi ad essere ancora più acidi e odiosi e il personale a prodursi in scenate isteriche.

Non ho ben capito chi ha avuto la trovata geniale di regalare un quotidiano a scelta ai clienti che soggiornano almeno una settimana, pertanto riverso il mio odio random a seconda di chi ho vicino. Ogni mattina vivo nell'incubo della distribuzione dei giornali, manco fossi un edicolante. Già dalle sette e mezza i clienti mi fanno la posta, tenendo d'occhio il momento in cui mi viene consegnato il plico di carta, che io, in aggiunta alle telefonate, ai conti da incassare, al servizio di barista, al servizio di reception e mentre sono letteralmente subissata da richieste di camerieri, donne ai piani e cuochi, ho il dovere di controllare, smistare e assegnare alle giuste camere. Il tutto è reso ancora più angosciante da mani che compaiono da ogni dove nel tentativo di afferrare quello che sto registrando, lamentele sul fatto che una simile lentezza nella distribuzione rende le notizie ormai vecchie e inutili e un continuo sbuffare di sottofondo perché la mia mole di lavoro impedisce loro di piazzarsi sul lettino di buon'ora con il loro bel quotidiano omaggio. Li detesto talmente tanto che spesso mi attardo nella distribuzione solo per osservarli friggere e piagnucolare.

Solo negli ultimi sei giorni mi sono trovata ad affrontare:
1) la cliente tedesca che sibila parole incomprensibili per farmi capire che il servizio di frigobar non la soddisfa e ogni volta che torna da me alza ancora di più il tono e sputacchia come una teiera impazzita le parole più umide del suo vocabolario
2) il cliente storico che mi chiama la mattina alle otto urlando che lui è finamente giunto a casa, ma che gli abbiamo fatto pagare un conto più alto e che si mangiava da schifo, tenendomi al telefono mezz'ora tra strepiti e vaneggiamenti quali "lei è pagata per non dirmi la verità" oppure "non mi venga a raccontare che il conto non l'ha incassato lei, perché lei mi sta rispondendo al telefono e io la ritengo responsabile di tutto l'albergo!".
3) il mio amico K, cognato del proprietario dell'albergo, che durante il suo unico turno notturno settimanale è riuscito a raccogliere dalla strada due tossicodipendenti usciti da poco di galera e a farli alloggiare in albergo senza documenti e senza nemmeno pagare l'intera quota, cosa che poi ho dovuto giustificare io considerato che alle sette questi mi sono scappati con una scusa e nessuno li ha più visti.
4) la signora che fa le camere del quinto piano, accusata di aver perso il suo passpartout, che si mette a urlare e imprecare in mezzo alla hall, davanti a clienti dagli occhi sgranati che non hanno gradito il siparietto comico
5) il nuovo maitre, ribattezzato come "l'uomo più inutile della storia", durato tre giorni in cui non ha fatto altro che ingozzarsi di cibo senza ritegno senza mai portare un piatto ai tavoli.

Io non posso credere che sia solo il 4 luglio e che mi manchino ancora tre mesi di lavoro matto e disperatissimo.

(dati sulla vita di Ausdauer al di fuori dal lavoro: non pervenuti)

lunedì 6 giugno 2011

VIVA MORTA E ANCHE X

Mioddio. Mi sono dimenticata come si fa a scrivere.

A b c d e non mi ricordo che altro. Il problema è che l'insonnia si è impossessata di me, e con essa tutti i disturbi ad essa correlati. Intere notti a contare pecore, mufloni, ovini, bovini, suini e modellini di salsiccia, sempre puntuale poi all'impietoso appuntamento con il mio lavoretto estivo con una faccia, ammettiamolo, sempre più inguardabile. Il mio medico mi ha prescritto melatonina ed erbe varie, di cui mi sono impasticcata abbondantemente fino a supplicare affinché non mi sopprimesse in qualche modo. Attualmente mi ha prescritto un ipnotico, e dopo aver letto il bugiardino ho perso i sensi. Dopo 24 ore di emicrania folle, numerose divinità invocate, l'ideazione malsana di almeno 27 modi per decapitarmi e terminare l'agonia e un numero vergognoso di pasticche prese, non mi pareva il caso di essere ricorverata nel reparto tossicomani.  Il giorno dopo però, in preda di nuovo all'insonnia e alla disperazione crescente, ho rosicchiato un quarto di pastiglia, immaginando che mi avrebbe stesa come un colpo ben assestato sulla nuca. E invece niente: caprini e agili felini mi passavano davanti a frotte, senza alcun risultato onirico soddisfacente. Se stasera non dormo apro il gas e respiro a fondo, vediamo cosa succede.

In albergo la disorganizzazione regna sovrana. La stagione si avvicina al clou e ancora siamo sprovvisti delle figure essenziali, come per esempio un capo sala che non sia uno psicotico fuggito da un qualche manicomio criminale come l'ultimo che avevano cercato di assumere. Ho avuto solo un paio di conversazioni illuminanti con questo tizio inquientante. Nella prima lo invitavo ad accomodarsi mentre aspettava l'arrivo della titolare, cosa che lui ha prontamente fatto, cominciando a ridere da solo a crepapelle in mezzo alla hall guardando il soffitto. Nella seconda cercavo di decifrare il suo foglio in cui mi aveva segnato gli extra di un tavolo.
"Di che tavolo sono questi extra?"
"Di quel tavolo in fondo a destra."
Sguardo allibito da parte mia. "Dovresti essere un po' più preciso, io non sono in sala"
"Sono un maschio, una femmina e due bambini"
"Ehm, è un po' vago... non hai segnato un numero di camera?"
"Non hanno una camera"
"Questo è un albergo, se sono in sala devono avere una camera."
"Sono ospiti."
"Ospiti di chi?"
"Non lo posso sapere"
"Dovresti chiederlo... comunque, ricominciamo."
"Sono un maschio, una femmina e due bambini"
Per fortuna di tutti, dopo averlo sorpreso a girare intorno all'albergo parlando da solo e ribaltandosi dalle risate, è stato rispedito da dove era venuto. Avanti il prossimo psicopatico.

Nel mio specifico reparto regna il caos più totale. La mia capa non vuole avvisarci dei turni in anticipo, in quanto ritiene che dobbiamo essere sempre pronte ad essere in servizio. Ha già preso la sua prima stangata sui denti quando una sera ha tentato di rintracciare la mia collega per comunicarLe che l'indomani, giorno in cui doveva essere libera, sarebbe dovuta essere invece al lavoro. La mia collega si è rifiutata di rispondere al telefono, così alle 21, mentre io ero ancora sommersa di lavoro e ne avrei avuto per almeno altre due, mi ha informata che la mattina dopo avrei riattaccato alle sette. La mia risata satanica con cui le comunicavo che non se parlava non le è piaciuta, e da allora si rifiuta di informarci persino sui nostri giorni liberi.

Le giornate trascorrono velocemente (a dispetto delle mie nottate). Uno dei camerieri ha il vizio di tirarmi per le guanciotte cicciotte ogni volta che gli passo davanti, la ragazza che usano come tappabuchi rischia di morire di asma ogni volta che ride, il cuoco l'altro giorno ha tentato di appendermi un salmone sfilettato alla reception a mo' di harbre magique. Ho visto più gente malata di mente in queste settimane che nei nove mesi di tirocinio al centro di salute mentale.

Non che a casa la follia sia minore. Il CdM attualmente si diletta con due lavori, pertanto la casa è abbandonata a se stessa e prevedo di doverla derattizzare in autunno. L'altro giorno il CdM mi ha comunicato che non aveva più calzini da indossare. "E quindi?" gli ho risposto chiedendomi se la lavatrice fosse emigrata per l'orrore di vivere con noi. "Quindi niente, ho usato un paio dei tuoi".

Non sono più padrona del mio tempo, della mia casa e nemmeno dei miei calzini. Che triste storia.

lunedì 9 maggio 2011

30 ANNI E SENTIRLI TUTTI

Come sia potuto accadere, ancora non lo so, fatto sta che persino io ho compiuto trent'anni.

Giornata interessante quella del mio compleanno. Dopo tre notti insonni passate a disperarmi per l'impossibilità di addormentarmi, arrivo in albergo alle sette del mattino che sembro Quasimodo, il gobbo di Notre Dame. Zoppico, perché alla seconda notte di insonnia mi sono alzata dal letto di scatto e, vinta da un nervoso indescrivibile, non ho calcolato bene la curva per raggiungere il bagno e ho sbattuto violentemente il piedino ignudo contro lo scalino di ferro. Inoltre sono tanto brutta da auto-spaventarmi ogni volta che incontro uno specchio, e un nuovo herpes si pavoneggia sotto il mio labbro.
Sciancata e distrutta, affronto la mattinata con coraggio e arrivo alle 15 pressoché morta, con l'unico obiettivo di sopravvivere fino alle 17 per potermi recare dal medico con metà della mia famiglia. Trascorrere il proprio compleanno nell'ambulatorio del medico è sicuramente il sogno di tutti. Dopo soltanto un'ora di attesa entro nell'ambulatorio con Mutti e Bruderino e confesso al medico che non riesco più a chiudere occhio. Lui ride e mi chiede il motivo. Cerco di mantenere una dignità mentre gli spiego che ho cambiato lavoro, lavoro su turni che non si confanno al mio orologio biologico e che per questo esso si è ribellato e mi costringe a lunghe notti di disperazione. Mi prescrive qualche pastiglia omeopatica e io esco valutando l'idea di cominciare ad usare un porta-pillole.

Giungo in farmacia e la commessa mi chiede "ha la tessera della farmacia?". Perplessa, le porgo con nonchalance la tessera sanitaria, ma lei mi spiega che la tessera della farmacia è una tessera di raccolta punti: ogni 150 euro di spesa, 10 euro sono regalati. Mi chiede se voglio farla anche io, dunque penso: "quale giorno migliore per fare la tessera della farmacia, se non il giorno del mio trentesimo compleanno?".

Che il declino abbia inizio. (La parte di declino che non è già cominciata, ovviamente)

venerdì 29 aprile 2011

ANNIVERSARIO IN CORSA

Mentre William e Kate festeggiano le nozze del secolo, io attendo il CdM per festeggiare il nostro quarto anniversario.
Questa settimana niente giorno libero e mi toccano ben nove pomeriggi di fila, con la conseguenza che il CdM va via al mattino che io ancora dormo e ci si rivede la sera alle 23,30, quando ormai abbiamo i palloncini al naso per l'imminente russare.

Tempo stimato per "festeggiare": un'ora.
Menu: 2 pizze prese al volo a due passi da casa.
Abbigliamento: io devo essere già vestita e pronta per il lavoro per poter scappare in albergo non appena terminato l'ultimo boccone, lui probabilmente indosserà ancora il giubbino per essere pronto a rifarsi 20 km per tornare al lavoro.
Clima: ha appena cominciato a piovere dopo una mattinata di sole splendente e fa pure un discreto freddo.

Ah, l'amour!

mercoledì 27 aprile 2011

GUESTBOOK

Il "libro degli ospiti" è appoggiato su un tavolino della hall, accanto ad un vaso di fiori e ad alcuni listini, non molto lontano dalla mia postazione.

Erano circa le 22 quando, finalmente, sono riuscita ad avvicinarmi con fare guardingo e ad aprirne le pagine. Sapevo che era stato scritto qualcosa, ma dubito che qualcuno l'avesse ancora letto.

Con finta nonchalance apro, sperando di non leggere "la nuova segretaria è veramente un'incompetente e ha pure l'herpes" e trovo il seguente commento non privo di pathos:

"I letti sono scomodi e la luce è troppo luce, per questo non sono riuscito a dormire e non mi viene la cacca."

Oh, che poesia! Quanta ispirazione! La scomodità di un giaciglio su cui non poter riposare, il dramma di un uomo il cui intestino si ribella al patimento subìto. E questa luce troppo luminosa che distrugge i normali ritmi dell'essere umano. Sono commossa.

martedì 26 aprile 2011

NATALE CON I TUOI, PASQUA CON I BUOI

La costa romagnola, nonostante il tempo inclemente, è stata invasa da mandrie di turisti che si riversano sulle strade dimentichi delle lezioni di guida e di qualsiasi norma della buona educazione.

In 24 ore (16 delle quali passate al lavoro) mi sono ritrovata l'albergo pieno di gente, gente che parte e arriva da tutte le parti, il gestionale che si ribella ad ogni mia operazione e la nuova stampante che fa i capricci. Inoltre ammetto di avere serie difficoltà con la parte che riguarda incassi, fatture, ricevute fiscali, conti anticipati e conti suddivisi. La gente arriva e ha mille promozioni diverse di cui usufruire, così faccio domande su domande per cercare di capire come muovermi e vengo accolta con lo stesso sguardo con cui si guarderebbe un cane che ha appena urinato sulle tue scarpe nuove. Ad ogni domanda legittima su prezzi, convenzioni, modalità di fatturazione, etc, la mia capa mi rivolge sguardi scandalizzati che non ammettono la mia ignoranza. In compenso ha voluto:
- che le spiegassi nei dettagli come avrei fatto nel caso avessi dovuto aggiungere un paio di porzioni ai totali del cuoco, chiedendomi esattamente il punto in cui avrei posato la penna per scrivere "+ 2" in corrispondenza del piatto richiesto;
- che le mostrassi come apro i raccoglitori, per verificare che io segua esattamente la prassi richiesta affinché non si rompano. Quindi apri il raccoglitore, sgancia la levetta per aprire gli anelli, sposta un foglio per volta e fai estrema attenzione a non rompere le preziosissime buste di plastica, chiaro?
- che le tenessi sotto costante controllo la matita verde, l'unica di cui dispongo nella mia micro-postazione e la cui eventuale perdita potrebbe gettare nella rovina l'intero albergo;
- che le facessi vedere un paio di volte come strappo la carta del POS, in quanto malauguramente un paio di volte mi si è incastrata durante la stampa e lei non ha sopportato il mio consumo scellerato della carta utilizzata per la ristampa della ricevuta.
Temo fortemente che nessuno vorrà mai spiegarmi in che modo vanno distribuiti i biglietti per i parchi di divertimento o come gestire una prenotazione attraverso i portali, ma sento che presto sarò seguita in bagno per controllare in che modo strappo la carta igienica e se ne faccio un uso abbastanza parsimonioso.