Sgosh autunnale

Sgosh autunnale

giovedì 20 gennaio 2011

POST PATETICO E EVITABILE (MA LO PUBBLICO LO STESSO)

Sto impazzendo. Ho appena trucidato un panettone che era sopravvissuto al Natale, riversando su lui la rabbia e la frustrazione di questo periodo così nefasto per poi sbranarlo con famelica disperazione.

Lo so, non si fa così. Non ci si guarda indietro contando sulle dita delle mani le cose che si sono lasciate per strada, ma vorrei che qualcuno mi capisse.

Un anno fa la mia vita era completamente diversa. Correvo continuamente. Lavoravo tutto il giorno cercando di guadagnarmi uno spiraglio in pausa pranzo (che viste le abitudine dei miei ex datori di lavoro non era scontato). Uscivo la sera dal lavoro e mi barcamenavo a stento con il resto della mia vita che comprendeva pulizie nella casa dove vivevo con la mia famiglia, trasferte del CdM, una pseudo vita sociale. Abitavo in una casa molto grande e piena di gente, tra Mutti e Bruders e visite del compagno della Mutti, degli amici del Bruderino, di zii che abitano lì di fronte e attraversata la strada mi aspettava pure mia nonna, sempre pronta a riempirmi le tasche di qualsiasi cosa. Era snervante a volte, soprattutto quando il tempo per me latitava e io agognavo due secondi di pura pace meditativa. Uscita di casa, comunque, ero a pochi passi dal mare, dal centro storico, dai principali centri di vita della comunità della Ridente Cittadina (non che di vita ne abbia molta in inverno, ma confronto ad altri posti a caso è una metropoli).

Quando mi sono trasferita in Paesino Sperduto della Romagna sapevo che andavo a perdere i miei appigli storici, ma contavo molto sul fatto che lavorando ancora lì avrei avuto modo di tenermi in contatto con tutto questo ogni giorno.

E invece stipuffi.

Un anno dopo sono qui seduta al tavolo della cucina-sala-ingresso, in un casa che conta due stanze (ma due preziossimi bagni) e che non è mia, a cercare di guadagnare un modo per arrivare a sera. Il CdM per un mese sarà impegnato in lavoretto provvisorio, ma necessario al mantenimento di quella specie di indipendenza che abbiamo tanto cercato e avendo un solo mezzo di trasporto egli se ne va ogni mattina con la mia Sacra Auto in cerca di una fonte di guadagno. Io resto qui da sola a trucidare panettoni. Non posso uscire, perché sono a piedi e qui non c'è neppure un centro storico. In ogni caso, anche se potessi andare a zonzo non avrei soldi da spendere in nessun modo fatta eccezione per i rifornimenti alimentari, che per ora mi sono ancora concessi. Il CdM mi ha fatto gentilmente notare che ho abusato delle ore di Internet mensili che abbiamo a disposizione sulla chiavetta, dunque per pubblicare questo post mi collegherò furtivamente e incollerò il tutto in fretta e furia senza badare all'editor che sbarella. Non aprirò la chat, guarderò in fretta le mail e allo scadere dei minuti tornerò al mio ferro da stiro. Quando il CdM leggerà il post mi sgriderà, perché non sto reagendo come dovrei e così mi sentirò persino in colpa.

Detto ciò, se incontro qualcuno che mi fa presente che l'importante è che ci sia la salute gli faccio fare la fine del panettone.

(Ti prego, fa che mi chiamino a lavorare. Ho incontrato un albergatore insostenibile, che mi renderà la vita impossibile e con cui sento che ci sarà odio reciproco eterno, ma tutto purché io non debba stare chiusa qui tutto il giorno a guardare la polvere che scende sui mobili in attesa della prossima sfiga da raccontare – e anche questa me la sono tirata)

martedì 18 gennaio 2011

AUTISMO

E' ufficiale, la mia voglia di uscire di casa e sbattere il muso contro altre persone è defunta. Ignoro il motivo per cui ogni persona che incontro deve ricordarmi, per esempio, che il mio ex capo sta giustificando la nostra uscita di scena con frasi celebri quali "Li ho mandati a quel paese" oppure "Finalmente mi sono liberato di loro!", che non solo non aumentano la mia fiducia nel prossimo, ma fanno crescere in maniera esponenziale gli istinti omicidi che mi pervadono.

E poi diciamoci la verità, la gente ultimamente delira. Prima mi vengono rivelate cose spiacevoli sulle opinioni della mia migliore amica durante la cena di San Silvestro, ma io sposo con convinzione la filosofia che permette a chiunque di sfogarsi su chicchessia tra le proprie mura domestiche, se non altro per esorcizzare il male di vivere che pervade un po' tutti. Non c'è niente di male a "sfanculare" un po' le amiche tra le braccia del proprio moroso, purché questo abbia la decenza di rimanersene muto come le convenzioni sociali richiedono. Ma tant'è.

Ieri il CdM ha iniziato un lavoro che lo terrà impegnato qualche settimana con la mia Sacra Auto (la sua, ahinoi, è risultata ad una visita specialistica nientepocodimeno che da buttare). Certo, l'idea di rimanere in casa a osservare la muffa che cresce rigogliosa sui muri è allettante, ma poichè pure io devo cercare un'occupazione e inoltre esistono parecchie commissioni da portare a termine, ho deciso di caricarmi le spalle e cominciare i miei pellegrinaggi in treno e a piedi. Lo so, è una notizia di incommensurabile impatto emotivo e forse avrebbe dovuto essere introdotta meglio e me ne scuso.

La scorsa mattina arrancavo carica di borse per le vie della Ridente Cittadine, pronta ad affrontare l'ultima tappa del tour in farmacia prima di parcheggiarmi dalla Mutti, quando mi ha sorpassato l'auto di ExAmica. Perché ExAmica?

Breve digressione. ExAmica è stata "amica" per sette anni in cui:
- mi ha criticata per ogni singola scelta di vita
- mi ha criticata per ogni mio atteggiamento o modo di fare/essere
- ha strenuamente sostenuto che non sono in grado di tirare su di morale nessuno, in quanto il mio supporto suggerisce il suicidio
- mi ha rinfacciato di non essere andata alla sua laurea triennale perché ero in ospedale per una visita preoperatoria
- per ripicca non è venuta alla mia laurea ed è venuta alla mia festa dicendo "vengo perché ho bisogno di parlare dei miei problemi" e dicendo che i miei fiori puzzavano
- mi ha costretto ad andare alla sua laurea specialistica spingendo per avere una festa regale
- non è venuta alla mia laurea specialistica e mi ha portato in seguito dei fiori appassiti
- quando è stata lasciata dal ragazzo storico, mi ha accusata di essere potenzialmente interessata ad ogni singolo uomo le girasse attorno, pronta a sfilarglielo alla prima occasione
- quando è stata lasciata dal ragazzo, ha dato il suo numero a tutti i ragazzi con cui parlavo
- quando ho conosciuto il CdM e ho cominciato la relazione, è inorridita dal fatto che persino io avessi trovato qualcuno
- quando ha conosciuto il suo attuale grande amore, mi ha detto che doveva allontanarsi da me, perché la mia vita "da vecchia" la deprimeva e le mettevo ansia
- quando sono andata a convivere, mi ha detto che lei non poteva farlo perché la sua era una storia passionale e piena di imprevisti
- quando l'ho vista l'ultima volta stava mettendo su casa
- mi ha candidamente confessato di trovarsi mille volte meglio con la mia migliore amica.
Queste e tante altre cose mi hanno indotto, come dire, a darmela a gambe. Avevo anche pensato di mandarle un sms con scritto "Ti ho vista,come stai?", ma l'idea di spendere 15 cent in momenti di carestia mi ha fatto desistere.

Le donne sono terribili. L'avermi vista in orario che un tempo era lavorativo, senza la mia adorata auto, coperta di borse nel freddo e nella nebbia, deve aver fatto breccia se questo ha suscitato persino l'impulso di scrivere non a me per sentire come stavo, bensì alla mia migliore amica (ora anche sua) che ero stata avvistata. Peccato che la mia migliore amica abbia risposto a me anziché a lei, facendomi ben intendere che sono un interessante caso di cui parlare.

Io comprendo di essere un caso umano, le cui gesta vanno narrate e tramandate di generazione in generazione, ma è ora di finirla. Un po' di discrezione, che diavolo. Se sentite parlare di me, non riferitemelo. Controllate i destinatari dei vostri sms, non è difficile. Voglio rimanere ignorante a leccare le pareti del mio guscio autistico, e lasciatemi in pace, per pietà, che tutta questa sincerità/sbadataggine ormai mi hanno sensibilmente stracciato le budella.

venerdì 14 gennaio 2011

IL MIO PRIMO POST

Sono disoccupata

Ebbene sì, da 15 giorni la mia vita è cambiata. Non ho più una benemerita cippa da fare. Fino a maggio probabilmente sarò sospesa in uno stato di nullafacenza sociale quasi vergognoso. Dopo anni di alternanza studio/lavoro davanti a me ho per la prima volta una quantità notevolissima di tempo da trucidare. Cosa farò? Intanto ho comprato un libro di grammatica tedesca, con tanto di esercizi da svolgere e diligentemente li sto eseguendo su un apposito quadernino. Io non ricordo niente di tedesco, a malapena l'ho studiato alle superiori. Una mia compagna di università ha così commentato:
"Ma come, a lezione ti portavi la settimana enigmistica e ora ti metti a studiare????"
Purtroppo lo sdegno nelle sue parole non può trapelare dalla loro semplice trascrizione...

(2 marzo 2005)

Ed eccomi qui, quasi sei anni dopo, nella stessa identica situazione di allora. Ho persino riesumato il libro di grammatica tedesca e ricominciato a studiare l'inglese. Con la differenza che ora vivo fuori casa e che a quasi 30 anni l'idea di tornare a fare la stagionale (cosa del tutto inevitabile, perché di rischiare di stare a casa mesi e mesi senza percepire nulla di nulla non se ne parla) mi provoca tutta una serie di sintomi tali da rendemi bisognosa di un neurolettico.

Ieri mi ero illusa di trascorrere un paio d'ore spensierate nella sala d'attesa del mio medico sbavando sul finale di Harry Potter - L'ordine della Fenice. Invece appena entrata e constatato che sostavano lì millemila persone, ho fatto giusto in tempo a chiedere "chi è l'ultimo" che il CdM e io siamo stati travolti dal vortice. L'ultimo era proprio uno dei contanti della ditta dove lavoravamo, dunque è iniziato un tour di "Ma lavorate ancora lì? Ah no? Come mai? Eh, lo sapevo io... quell'uomo è inaffidabile... avevo già sentito in giro queste voci... è pazzesco... e in giro ragazzi non si trova niente, niente di niente... avete capito, niente!" e così via dalle cinque e mezza fino alle sette e mezza, esposti alle orecchie curiose di una sala gremita di gente e bacilli.

Poi finalmente si è aperta la porta e il nostro turno è arrivato. Appena presentato il referto del pronto soccorso (codice giallo, wow) il mio medico mi domanda: "Ma perché non hai ancora fatto una colonscopia?". Oh, già, perché? Perché dopo due clisma opachi in cui mi hanno gonfiato e riempito l'intestino attraverso un tubo sistemato ad hoc che mi faceva sentire un canotto ancora sgonfio, e una citoscopia nella quale mi hanno risalito l'uretra con una sonda mentre io proferivo parole in lingue sconosciute e considerato che presto mi aspetta un altro piccolo, ma scomodo intervento, non ho avvertito l'impellente bisogno dell'ennesimo sondino esplorativo dove non batte il sole? Cavolo, questa mia renitenza ai viaggi attraverso il (mio) corpo umano è deplorevole. Certo, attraverso una fase di rinnovamento, e la chiusura verso il mondo esterno non giova all'umore e alle possibilità future, ma così mi sembra un po' eccessivo.

Una bella colonscopia a chi se lo merita mai eh.

martedì 11 gennaio 2011

UN GIRO IN BARELLA TI FA BELLA

Il Signore il settimo giorno si riposò. Io ho pensato bene di passare 4 ore stesa in barella.

Venerdì sera, dopo che un giorno e una notte di pianti erano piacevolmente trascorsi, sono uscita dalla doccia e coliche addominali insopportabili mi hanno colpita come un fulmine a ciel sereno. Il CdM, avvertendo in lontananza dei lamenti indefiniti sullo sfondo di “The Big Bang Theory”, è accorso in bagno trovandomi stesa sul tappetino. Poiché stentavo a riprendere coscienza del mondo esterno, il CdM ha allertato la Mutti e al suo arrivo, dopo che il dolore aveva preso una forma sanguinolenta, mi hanno caricata in macchina e portata al pronto soccorso. Non aspettavo altro.

D'altronde chi non vorrebbe trascorrere un tranquillo venerdì sera coricata su una barella, con una flebo attaccata al braccio e una dottoressa che a tradimento, pronunciando una frase melensa come “diamo un'occhiata al sedere”, ti infila senza indugio il fatal dito nel pertugio? Lo so, è tutto molto poetico. Ho trovato la situazione veramente molto appropriata al mio vissuto attuale.

A mezzanotte, mentre una dottoressa ravanava ancora tra le mie stanche viscere, guardavo il soffitto pensando “Quasi quasi anche una bella visita dall'otorinolaringoiatra...”.

Dopo di che è cominciata anche la mia prima settimana da disoccupata. Ah, no, scusate, ancora non sono disoccupata, perché l'amabile ex capo non ha trovato il tempo per licenziarci ufficialmente. Ha però trovato il tempo di assumere un'altra persona che da ieri troneggia al mio posto. Povera ragazza. Sindacati, aiutatemi voi, a questo punto nessuno mi può più salvare.

giovedì 6 gennaio 2011

CHIUSO PER BESTEMMIE

In un mondo ideale, dove pony alati colorati volano garruli nel cielo terso e bambine felici saltano amenamente la corda nei prati senza dover evitare escrementi animali e non, oggi sarebbe andata così.

Ci saremmo seduti a quella scrivania e il capo avrebbe detto: "Ragazzi, siete stati veramente in gamba a sopportare tutto ciò per mesi ed è comprensibile che dopo diversi mesi a bocca asciutta il vostro self-control abbia ceduto. Per questo motivo intendo non solo saldare con voi il mio debito, ma anche cominciare il nuovo anno sotto una nuova luce, mettendovi finalmente nella condizione di lavorare serenamente. Complimenti Aus, per aver aperto quest'ufficio nonostante il caos più totale e aver tirato avanti stoicamente per più di  un anno nella nebbia più fitta e complimenti CdM per  esserti prestato come taxi per mia moglie e i miei figli per mesi, non posso sdebitarmi con il denaro ma avete tutta la mia stima e riconoscenza".

In realtà, all'ora indegna come solo le otto di un giorno festivo potevano essere, le parole del capo sono state soltanto "Ragazzi, non posso più tenervi qui, lunedì vi licenzio definitivamente perché il rapporto si è irrimediabilmente rovinato. Entro marzo però vi pago (spero). Intanto assumerò un'altra persona che mi gestisca l'ufficio, con voi non è veramente più il caso. A presto ragazzi, statemi bene, bye bye".

Wow. Chissà quanti denti possono ancora cadermi...

Aprirò di nuovo la bocca soltanto quando sarò sicura di aver riacquistato un linguaggio inoffensivo.

martedì 4 gennaio 2011

ANNO NUOVO VITA LARGA

Sto facendo di tutto per godermi almeno l'ultima settimana di "ferie" in attesa del giorno fatidico, ma le mie notti trascorrono agitate e piene di incubi.

Ho sognato già diverse volte il 10 gennaio.

In un sogno entravamo in ufficio e il mio capo era tumefatto, smagrito, in mutande e canotta su una sedia a rotelle con una gamba rotta. Ci ignorava per diverso tempo finchè non diceva la fatidica frase: "Ragazzi, è finita, tutto ciò che posso darvi sono 264 euro". E a quel punto iniziavo a insultarlo pesantemente.

In un altro invece le cose andavano in maniera più soft. Il capo si scusava, ci abbracciavamo tutti in un mare di lacrime amare e ci auguravamo il meglio per il futuro.

In un altro ancora erano botte da orbi e di parole ce n'erano ben poche da decifrare.

In mezzo a tutto ciò ho anche sognato che mi trovavo a casa della Libby con i suoi genitori, Dr J, il CdM e la Mutti. Dr J aveva cucinato una montagna di cibo argentino su cui io sbavavo copiosamente (non ho idea di come sia il cibo argentino, ma dettagli), però ogni volta che mi veniva riempito il piatto di pietanze succulente mi distraevo un secondo e puff! Tutto mi spariva dal piatto. Tutti negavano di avermi rubato il cibo e io mi sono svegliata frustrata e umiliata.

In queste feste ho decisamente mangiato troppo e tutto ciò si ripercuote sulla mia vita onirica.

Ah, il 2010 è finito a tono con il resto dell'anno. Ci siamo trovati a casa della mia migliore amica e del suo compagno e c'erano quintali di cibo. Mentre ci abbuffavamo il discorso è capitato su un'amica comune che si era fatta male di recente cadendo per evitare di pestare un escremento di cane e il compagno della mia amica è saltato su dicendo:
"Quale amica, quella psycho?"
Non capendo a chi si riferisse ho detto qualche nome che potesse essere adattato alla parola psycho, finché non sono giunta a lei, quell'amica che lui non ha mai potuto sopportare e che dopo avermi fatto sputare i sorci verdi mi ha liquidata dicendo "peccato che non ci vediamo più, ma tu mi metti angoscia con la tua vita da vecchia e preferisco uscire la tua migliore amica". A quel nome lui si è illuminato:
"Ah no, lei non è più psycho, tu l'hai superata!"
Momento di perplessità generale.
"Mi hanno raccontato delle cose..." e quel punto la mia amica è sembrata un tantino allarmata e ha cercato di zittirlo, al che lui, che non è propriamente un uomo di tatto ha esclamato "Ma dai, sei stata tu a dirmelo che quest'anno è stata parecchio isterica e fuori di testa... è stata peggio lei dell'altra vostra amica!".

A quel punto potevano succedere due cose.

In un mondo ideale mi sarei potuta alzare e battermi per la mia dignità spiattellando al carissimo uomo che la sua morosa, nonchè migliore amica, anziché consolarmi del fatto che ho perso 5 mesi di retribuzione nel nulla con un affitto da pagare (sì, lo so, sono monotematica, ma al momento è questo che mi affligge, tra due settimane magari parlerò in lacrime delle mie vene varicose), si è altresì incarognita ricordandomi che lei doveva pagare le tasse di condominio con la sua tredicesima (ah già, dunque le mensilità perdute sono sei e non cinque, grazie per avermelo ricordato) e poi, sedendomi, nello sbigottimento generale, mi sarei potuta versare un alcolico e berlo a canna.

Nella realtà, invece, ho fatto vagare lo sguardo sulle varie cibarie, mi sono servita di un'altra tartina e ho mandato giù pensando "Wow, come sono caduta in basso quest'anno". E leccandomi le dita ho lasciato morire la conversazione.

Quest'anno non voglio non né dimagrire, né essere più buona, né imparare a fare un arrosto senza carbonizzarlo. Ritorno ai miei vecchi buoni propositi: voglio diventare stilita.

giovedì 30 dicembre 2010

SALUTANDOTIAFFOGO

Questo Natale appena trascorso mi ha insegnato diverse cose.

1) I tempi cambiano: le dimensioni del mio sedere non fanno più scalpore tra i miei parenti, e la cosa mi ha quasi delusa, perché significa che dopo 17 anni si sono arresi di fronte alla mia progressiva lievitazione.

2) Gli argomenti felici, invece, non cambiano: giunti dai miei parenti paterni non abbiamo saltato neppure un argomento dalla scaletta. Incidenti stradali, morti più o meno recenti, malattie e sanità, disoccupazione e degrado della società. Ad un certo punto, con una nuova luce negli occhi, mia zia ci ha proposto la svolta: entrare in società per gestire un'agenzia di pompe funebri. Il terrore negli occhi del CdM quando si è sentito chiedere con voce carica di speranza "Ti piacerebbe come lavoro?" era indescrivibile.

3) Mio "suocero" considera parenti stretti suoi (e non si sa perché anche miei) qualunque persona di sua conoscenza che abbia almeno una vocale in comune con il suo nome. E' così che, come ormai è consuetudine, mi sono dovuta recare a casa di sua cugina per gli auguri, e non contento di ciò ha deciso che saremmo dovuto andare tutti insieme in visita alla figlia di sua cugina (intravista una volta in vita mia) e vedere la sua casa appena ristrutturata.

4) Una visita a casa di persone che non conosci e delle quali non ti frega nulla può durare un'eternità, specialmente in compagnia di  mio "suocero". Non solo il giro della casa è durato più di quanto fosse umanamente sopportabile ("ma che meraviglia, e questo dove l'hai preso? e quanto l'avete pagato? avevate guardato se dall'altra parte costava meno? ho visto la stessa cosa in un altro posto che mi sembrava avesse un prezzo vantaggioso. Questo l'avete fatto voi? E come l'avete fatto? Quanto tempo ci avete messo?"), tanto che la casa era enorme e già prima di arrivare alla zona notte mi scappava tremendamente la pipì. Una volta seduti a tavola tutti insieme (e aver salutato cordialmente i suoceri di questa sconosciuta) credevo che il peggio fosse passato e invece no: sul maxischermo hanno comininciato a proiettare le foto della ristrutturazione, mattone per mattone. La foto del primo buco nel muro. La foto del buco nel muro un po' più grande. Lui davanti al buco. Lei che osserva il buco. Il buco che si ingrandisce ancora. Il secchio di cemento con cui riempire il buco, preso da più angolazioni. E così via per un'ora, in cui ho seriamente pensato alla morte come unica soluzione a tutti i miei problemi.

Questo Natale è stato un vero tour de force, in cui abbiamo macinato centinaia di km e fagocitato l'inverosimile. Ancora adesso non riesco a smettere di ingurgitare cibo e ho sempre le guance piene come quelle dei criceti. Assumo più calorie in una colazione che in una settimana lavorativa.

A quanto pare, comunque, anche quest'anno se ne è quasi andato. Considerato che il 2010 mi ha portato:
- un lavoro nuovo annuale in un campo a me totalmente sconosciuto, per il quale mi sono impegnata come se fosse il lavoro della mia vita per poi scoprire che, guarda un po', è stata solo una gran fregatura
- l'inizio dell'agognata convivenza, decisa in fretta e furia dopo aver valutato se fosse il caso di vivere e lavorare insieme senza spazio per esplodere in pace (dopo tre anni di relazione a distanza era un bel cambiamento) e aver pensato "ma sì, ce la possiamo fare". Infatti da quel momento hanno smesso completamente di pagarci lo stipendio.

E ora che si fa? Si torna indietro (e senza passare dal Via naturalmente, mai incassare se si può evitare) e si ricomincia da capo? In qualche modo si andrà avanti arrancando? Ci si consolerà con l'ennesimo Bacio Perugina?

Non lo so, non ho voglia nemmeno di pensarci.

giovedì 23 dicembre 2010

SONO FIGLIA DI MIO PADRE

Dopo mesi (sì, credo effettivamente si tratti di mesi) ho ricevuto una chiamata da mio padre. Alcune settimane fa lo avevo chiamato io e stava per chiamarmi, diverse settimane prima idem, e così via andando indietro nei mesi. E' innegabile, vado ormai d'accordissimo con il Vater.

"Ciao, allora?"
"Allora?"
"Allora."

Tutte le conversazioni con il Vater cominciano così. Da sempre.

"Eh, ma sì dai."
"Sì, anche qua dai."

In italiano non significa nulla, ma per noi vuol dire qualcosa tipo "si va avanti".

"Il lavoro?"
"Eh, non sto più andando, se ne riparla il 10 gennaio e si vedrà."
"Te l'avevo detto io!"
"Già. Quindi siamo senza soldi e chissà... nel frattempo il CdM ha distrutto anche la macchina".

"Ah." pronuncia la sillaba con sincero accoramento. Rassegnata e memore ormai delle decine di conversazioni avute che finivano con "stai su, l'importante è che il CdM stia bene" gli riferisco che il CdM comunque sta benissimo, convinta che l'avrebbe sollevato.
"Oh beh" mi risponde "che c'entra, la macchina è distrutta lo stesso..."

Ecco, io sì che sono la figlia di mio padre.

martedì 21 dicembre 2010

SONO VIVA (MA PUZZO UN PO' DI CADAVERE)

Dall'incidente del CdM sono iniziate le mie vacanze di Natale. Hurrà? Non proprio, considerato che il mio capo ha preferito non avere più in ufficio nemmeno me e sta valutando l'ipotesi di licenziarmi. Quella di pagarmi, per ora, non è contemplata.

Ieri quando sono arrivata in palestra per la lezione di pilates avevo la faccia di una che è stata appena stirata da una mietitrebbia. "Non sta andando molto bene Aus, vero?". No no, non scherziamo per favore, va tutto alla grande: piango da due giorni perché mi hanno spiegato che la pulizia del condotto lacrimale è indispensabile per la sopravvivenza.

Devo ammettere di non trovare molto conforto nelle persone che mi stanno attorno, a parte un paio di eccezioni (che diciamolo, mi stanno salvando dalla disidratazione totale). Quasi tutti mi fanno presente che i problemi ce li abbiamo tutti e che ogni evento negativo potrebbe addirittura sfociare in un nuovo inizio positivo.
Chiederò perdono se non riesco a provare empatia per una tredicesima spesa per un pagamento prevedibile (inutile ricordare che io sto cercando di vivere con lo stipendio di luglio) o se non faccio i salti di gioia alla prospettiva di fare fagotto e tornare a vivere con i miei (lo so, avrò un tetto sopra la testa e d'altronde qui siamo in Italia, paese in cui l'indipendenza è privilegio di pochi). Lo farò quando mi sarà passata la voglia uccidere.

Dopo le feste credo che metterò sul conto della ditta anche:
- un numero consistente di pacchetti di fazzoletti utilizzati
- il detersivo usato di lavare i fazzoletti di stoffa che ho rubato al CdM, dopo aver consumato quelli di carta
- diverse scatole di barrette Kinder, per le quali ho sviluppato una certa dipendenza (è colpa della depressione)
- un trapianto di fegato.

Da stamattina, però, mi sono imposta una nuova regola: devo smetterla di ripetere che ho fallito in tutto, perché non è vero. La torta agli amaretti e pere che avevo preparato per consolarmi ha avuto una fine talmente rapida ed è stata così tanto osannata dal CdM che non escludo di poterne fare per tutta la vita.

giovedì 16 dicembre 2010

SE QUALCOS'ALTRO PUO' ANDAR MALE, LO FARA'

Premessa: lunedì e martedì abbiamo cambiato le gomme sia alla Sacra Auto (dopo sette anni erano diventate di legno) che alla macchina del CdM (girava costantemente a sinistra e i copertoni erano completamente lisci). Dopo aver sborsato una cifra ben lontana da quanto potevamo permetterci al momento di disperazione economica, ho pensato: "Come minimo ora distruggiamo una macchina".

Ore 7: suona la sveglia e mi rendo conto che è giovedì, devo andare in ufficio da sola solo per salvare il fondoschiena al mio capo (che non credo lo meriti, ma tant'è) e ho l'umore sotto le scarpe. Digrigno i denti e con fastidio apro la finestra. Nevica.

Ore 8: estraggo la Sacra Auto da cumuli di neve, inveisco, salgo in Auto grugnendo e mi accorgo che non si allaccia più la cintura di sicurezza. Dico talmente tante parolacce che quasi non mi riconosco, e parto allacciandola dalla parte del passeggero, mentre l'auto suona per avvisarmi che non ho la cintura. Maledizione.

Ore 8,20: mi sto producendo in una delle mie migliori interpretazioni delle canzoni natalizie quando, in mezzo alla nevicata sempre più fitta, mi accorgo che non funzionano più i tergicristalli. A quel punto alterno a "Jingle Bells" numerose invocazioni divine e arrancando raggiungo il primo benzinaio, supplicando di cambiarmi le spazzole affinché io possa, in qualche modo, raggiungere l'ufficio. Dopo venti minuti al freddo e al gelo, riparto e ovviamente ha smesso di nevicare.

Ore 9: raggiungo l'ufficio e mi accorgo che c'è pure la mia capa con il bambino più piccolo, il che non è mai un buon segno.

Ore 10: Il CdM chiama in ufficio. "Ho avuto un incidente, sto bene, ma sono slittato per le neve e sono finito con la macchina contro un muretto. La macchina è ridotta male". Deve succedere altro? No, perché io avrei finito le bestemmie.

Ore 12,30: dico al capo che non intendo tornare nel pomeriggio, e che non tornerò finché non si sistemano le cose. Ricomincio il festival di lacrime e muco senza più alcuna dignità e spargendo fazzoletti ribadisco che la mia vita fa schifo, va tutto in malora e che a questo punto chissà cos'altro ci aspetta. Lui mi guarda e ripete "è tutta colpa mia" e di certo non mi sento di contraddirlo.

Ore 12,45: non c'è una sola strada praticabile e ci metto una vita ad arrivare dalla Mutti che abita ad un km dall'ufficio.

Ore 13,30:  parto da casa della Mutti a piedi e cerco di raggiungere la stazione. Nel giro di cinque minuti comincia una sorta di bufera di neve. Trenta minuti di cammino, gli ultimi cinque minuti arrancando tra le bestemmie. Comincio a pensare di essere uno sfigato personaggio di uno di quei cartoni animati giapponesi, dove ad un certo punto qualcuno di affranto e ormai disperato si trova vinto dalle intemperie e si lascia morire sotto un cumulo di neve finché non avviene il miracolo.

Ore 14: raggiungo la stazione e mi accorgo che è in corso il delirio più totale. Il treno è proprio quello di cui si servono tutti gli studenti della scuola superiore della zona, che non fanno altro che urlare e lanciare palle di neve da ogni dove. La situazione è talmente indecente che persino la sala d'aspetto è coperta di ghiaccio, nessuno può sfuggire alla follia generale mentre c'è chi urla "chiamate la polizia!" e il controllore fischia invano cercando di schivare gli attacchi. Ah, naturalmente il treno è in ritardo.

Ore 14,40: varco la soglia di casa coperta di neve, bagnata, affranta e senza più bestemmie.

Potrebbe pure bastare così credo, ma non ci credo più nemmeno io.

mercoledì 15 dicembre 2010

LA BATTUTA DEL SECOLO

Driiiin Driiin Driiiiin
"Ditta CheOdioConTuttaMeStessa buongiorno"
"Senta, io sono stanca di chiamare, questo comportamento è inammissibile, blablabla, siete vergognosi, blablabla, è un'indecenza. blablabla, e mi permetta una domanda: ma vi vengono pagati gli stipendi?"

Quando avrò finito di ridere, mi sarò asciugata le lacrime e il capo avrà scoperto che da domani il CdM molto probabilmente non verrà più a lavorare, allora forse mi renderò conto che navigo amenamente in un mare di escrementi ancora caldi.

domenica 12 dicembre 2010

Il nostro primo albero



Naturalmente già togliendolo dalla scatola abbiamo iniziato a discutere. Il CdM, istruzioni alla mano, voleva seguire tutti i punti passo a passo. Io, immaginando che per assemblare un albero di Natale non occorresse una laurea in ingegneria edile, pestavo i piedi per cominciare a sistemare i rami aggiuntivi prima dell'arrivo di Babbo Natale. L'apice della tragedia si è consumato quando sono finiti i ganci per le palline e abbiamo dovuto legare le stesse a sottilissimi e invisibili fili per poterle appendere. La scarsa manualità unita alle dita grassottelle ci hanno fatto cadere le palle numerose volte. Dopo un'ora di estenuanti giramenti di sfere, ce l'abbiamo fatto. Et voilà, il nostro primo albero è stato completato. Sono così felice ogni volta che lo guardo che ora per festeggiare vado a preparare la pizza.

giovedì 9 dicembre 2010

RELAX IN CASA ELLOUINAUS

Finalmente liberi da lavoro, impegni domestici, pseudo vita sociale, il CdM e la Aus assumono la loro postazione casalinga preferita.

Situazione 1

La Aus prende posizione sul divano, assesta i cuscini, stende le gambe, si infila nel plaid con le maniche (l'acquisto migliore dell'anno) e mentre sorseggia la sua tisana serale comunica al CdM "Comincio a leggere eh".

Il CdM prende posizione sul tavolo della cucina con il suo inseparabile portatile e intanto canta gioiose canzoncine dai testi esaltanti come "La mia ciccina fa tanta puzza, mamma mia come si fa" oppure "Mamma mia che puzza fa la mia ciccina, quanta gente morirà".

La Aus sbuffa e ripete che sta per cominciare a leggere. Il CdM annuisce, ma prima deve finire di cantare il ritornello.

La Aus ha letto a malapena la prima frase che il CdM, dopo aver aperto la pagina di Facebook, inizia a leggerle lo stato di tutti i suoi contatti, ignorando completamente il fatto che se sono contatti in comune può benissimo leggerseli da sola (ammesso che ne abbia voglia) e che se non sono contatti in comune, a dirla tutta, non gliene frega una emerita cippa se tizio si è prodotto nella tal riflessione o caio ha riesumato ricordi d'infanzia per comunicarli a tutti i suoi amici. La Aus sbuffa, ribadisce che sta leggendo e riprende da capo la frase iniziata.

Il CdM comincia a ridere sguaiatamente. La Aus lo ignora. Il CdM ride ancora di più. La Aus lo ignora. ancora di più Il CdM ride e dice "No, ti prego, vieni qui, questo lo devi vedere!". La Aus, sbuffando, ribadisce ancora una volta che stava leggendo e soprattutto che detesta ardentemente i video pubblicati su Facebook, perché se dovesse guardare ogni dannatissimo video condiviso dai suoi contatti allora potrebbe pure lasciare il lavoro, gli amici, ed evitare di fare la spesa per godersi la visione dei video più scemi ed inutili che ci sono in circolazione. Ho già detto che la Aus odia perdere tempo guardandosi i video che girano su Facebook, soprattutto quando finalmente è sul suo divano e potrebbe leggere un po' del suo libro?

Dopo vari minuti di lamentale, la Aus riprende il suo posto avvilita, guardando l'orologio e vedendo che ormai si è fatta ora di andare a dormire.

Situazione 2

La Aus si distende sul letto con il suo libro, pronta a immergersi nella magica atmosfera del suo libro. Il CdM si posiziona di fianco, con il proposito di proseguire anche lui  nella lettura del suo libro ormai pieno di ragnatele. Si sorridono, bacino, e ognuno comincia a leggere.

Trascorrono pochi minuti e il CdM ha già cominciato a ridere. "Oh, senti questa" dice alla Aus scrollandole la spalla. E comincia a leggere non una frase, non un paio di righe, non un paragrafo, no, comincia a leggere praticamente tutto il  libro. La Aus, afflitta, lo interrompe con un "Amore mio, se io volessi leggere il tuo libro, non credi che me lo potresti prestare? Ho imparato a leggere a sei anni, ricordi?". Dopo di che, non riuscendo a fermare l'entusiasmo del CdM, si arrende e opta per un sano pisolino.

Qualcuno sa forse spiegare perché l'anno scorso la Aus ha letto 54 libri e quest'anno non è arrivata nemmeno a 30? 

lunedì 6 dicembre 2010

LA NUOVA COLLEGA - PARTE SECONDA

Quella che inizialmente si era rivelata una novità frizzante e golosa (per via dei quintali di dolciumi che erano entrati in ufficio), piano piano ha assunto una connotazione decisamente destabilizzante.

La nuova collega è sicuramente una donna competente e affidabile dal punto di vista lavorativo, ma devo ammetterlo, è un tantino squilibrata.

Nei giorni sì entra in ufficio sorridente, si siede alla mia scrivania e parla ininterrottamente per una buona mezz'ora. Parla di cose che a) non mi interessano, perché riguardano gli affari di altre persone e io sono già carica di mio b) sono talmente collegate tra loro che spesso perde il filo del discorso e io, che già avevo perso qualche pezzo per strada per pigrizia nell'ascolto, devo limitarmi a sorridere o scuotere la testa in un senso o nell'altro, con lo sguardo vacuo di chi pensa "cosa faccio da mangiare stasera?". Ad un certo punto il racconto prende sempre una piega tale per cui la signora in questione si arrabbia da sola, maledicendo tutto e tutti, e sale le scale del suo ufficio lanciando anatemi, che essendo un giorno sì, non riguardano quasi mai né me né il CdM, ma tutto il resto dell'umanità. Il resto della giornata scorre, con lei che parla da sola quasi tutto il tempo e io che ogni tanto le rimando un segno vacuo di assenso.

Poi ci sono i giorni no, e lo capiamo dalla faccia che ha quando entra. Se l'espressione è contrita e i capelli le coprono il viso da cui spuntano due occhi furenti, beh, è la fine.Se non è la fine per me, che generalmente ascolto con orecchio e dico sempre "sì sì" anche quando mentalmente sto contando le pecore, è la fine per il povero CdM, costretto da urla da possessione demoniaca a trasferirsi con il suo pc al mio fianco, onde evitare che la furia lo travolga e uccida. Se non sono i fogli che sono sparsi per tutto l'ufficio, è il disordine, la donna delle pulizie che passa lo straccio con il mocio marcescente, il fatto che il mio capo glissi sulle date dei  pagamenti, la situazione di angoscia che pervade l'ufficio, la persona che è entrata dalla porta, la moglie del capo che porta i bambini, il telefono che ha una brutta suoneria, insomma qualsiasi cosa è in grado di generare la crisi. E a quel punto sono mezzi singhiozzi, seguiti da risate isteriche, seguiti ancora da raptus di follia omicida che ci costringono a consegnarle tutte le penne dell'ufficio affinché possa riaccompagnarle al loro tappino abbandonato (poco importa se tu magari sei al telefono e stai scrivendo con la stessa penna che lei, in quel preciso istante, ha deciso che deve essere chiusa).

Mentre il CdM la sta vivendo come una sorta di persecuzione (lo diventa pure per me, visto che per colpa sua me lo ritrovo costantemente alle spalle che legge ciò che guardo o scrivo, e non ho un briciolo di privacy), io nonostante tutto la vivo abbastanza bene, perché rivedo in lei molte delle mie nevrosi e sento che il mio futuro sarà lo stesso. Sarò l'incubo dell'intera umanità (risata malefica).

(Qualche giorno fa le ho anche preparato uno scherzo e le ho impostato come sfondo del desktop una bella serie di penne senza tappino e sotto le ho scritto una delle sue invettive preferite. Sono una collega burlona io).

giovedì 2 dicembre 2010

Novità sparse


* Visto il periodo di gravi ristrettezze economiche, ormai abbiamo rinunciato al caffè al bar, alla pizza in pizzeria (tanto la faccio io ed è pure commestibile), alle uscite che prevedono un esborso anche minimo di denaro (non che prima folleggiassimo granché, ma almeno ora abbiamo la scusa per poltrire sul divano), allo shopping in generale, ma non abbiamo potuto rinunciare anche alle decorazioni di Natale, perciò nel weekend probabilmente assembleremo il nostro primo albero di Natale! Inutile dire che io sono già esaltata all'idea di ascoltare a ciclo continuo tutte le canzoni natalizie alla luce del mio alberino, mentre il CdM preferirebbe strapparsi le orecchie piuttosto che trascorrere un altro Natale ascoltando Paperino che canta "Qua qua qua, qua qua qua, qua qua qua qua quaaaaaaaa" sulle note di "Jingle Bells", ma sono dettagli.

* Non mi sto dimenticando la triste situazione lavorativa che subisco, dunque mi sto guardando attorno con aria circospetta. Tutto ciò che mi si prospetta davanti, come era prevedibile, riguarda l'ennesima stagione estiva dietro un bureau.
Finora mi sono state proposte condizioni vantaggiosissime quali:
- lavoro quotidiano per 10 ore sette giorni su sette senza mai un giorno di riposo, come nella migliore tradizione romagnola, dal mese di maggio al mese di settembre, con l'intero andamento di un hotel sul groppone
- disponibilità comunque a lavorare part-time(e ai comodi altrui), da casa o in un ufficio gelido, anche nei mesi invernali, a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno della settimana
- possibilità però di prendere la disoccupazione per i mesi (un paio) in cui non lavorerei.
Mi sono chiesta per anni quando avrei avuto un lavoro che si basasse su orari normali e regolari, ma ovviamente nel momento in cui l'ho trovato ho scoperto che rischio di non vedere un centesimo per l'eternità, dunque, accantonata la laurea, perché non lavorare precaria e sfruttata per il resto della mia vita? Questi sono dilemmi esistenziali non da poco.

* L'ultima perla del mio capo: Ci sembra superfluo ricordarVi che è espressamente sottinteso che ogni qualsivoglia ordine era annullato. Convinto di aver dato prova di grande padronanza linguistica, ha spedito una lettera che oserei definire aberrante. Questo naturalmente se vogliamo negare che ossimori e scelte random dei tempi verbali siano volute licenze poetiche, il tutto ragionato con cura per rendere la lettera il più enfatica possibile. Nel frattempo vomito un po', per sicurezza.

martedì 30 novembre 2010

LA PROVA DEL CUOCO

Nonostante mia nonna abbia cercato di inculcarmi l'arte culinaria fin da quando ero una bambina, l'abitudine che aveva la Mutti (perduta fortunatamente negli ultimi anni) di ricorrere ai 4 Santi in Padella ha ritardato assai la mia entrata in scena tra i fornelli.

Ora che sono una donnina di casa, ahicompagnodimerende, in settimana mi sto specializzando in piatti facili e veloci che si possono assemblare in scioltezza anche dopo aver trascorso 11 ore fuori casa e con il minimo uso di pentolame.
Nel weekend invece, quando non mi soccorrono i succulenti piatti salvanipote della nonna, mi dedico alla sperimentazione di nuovi piatti più elaborati (che non sempre però riescono, ma mi stimo assai per non aver dovuto ancora chiamare i pompieri). Il mio piatto fisso del weekend è diventata la pizza. Dopo alcune settimane di prova sul CdM, abbiamo deciso di sottoporrre tale pietanza preparata con le nostre manine ciccine a persone di famiglia, quindi prima la Mutti e i miei fratelli (baldi giovini che si nutrono quasi esclusivamente di spore), poi in seguito anche alla sorella del CdM (ragazzuola del peso di un passerotto senza piume). Constatato che sono ancora tutti vivi e non hanno riscontrato problemi gastrointestinali nelle successivi 72 ore, sabato abbiamo fatto il grande passo. Abbiamo invitato gente a cena.

E così le mie manine ciccine operose e tremanti hanno assemblato più di un chilozzo di farina con i vari ingredienti et voilà, è comparso un impasto ciccione di ben un chilo e otto.

Convinta di recupere persino il pranzo della domenica, ho servito le tre teglie di pizza in piccoli quadretti di spiluccare secondo la proprio preferenza di gusti, e sorpresa sorpresona, in cinque abbiamo spazzolato tutto. Non è rimasta nemmeno una briciola.

Sono trascorse 72 ore e pare siano ancora tutti in buona salute. Sono promossa?

Sta a vedere che se mi va male con gli ascensori e non riesco a diventare psicologa, vado a fare la pizzaiola.

giovedì 25 novembre 2010

TUTTO FILERA' LISCIO COME IL MUCO

Il mio oroscopo di ieri diceva:
Dopo alcune giornate trascorse a cercare di decifrare i vostri sentimenti (odio random per l'umanità), ebbene oggi finalmente avrete la situazione più che chiara (odio tutti) e potrete pertanto agire di conseguenza (ovvero esprimendo l'odio), senza paura di essere malintesi oppure senza che gli altri vi rimproverino per la vostra proverbiale indecisione. Tutto filerà liscio come l'olio!
Alle otto e mezza del mattino il mio malumore era a tal punto evidente che, dopo aver fatto scivolare un foglio sulla scrivania e dopo aver risposto acidamente alle prime due domande, il capo mi ha ripresa immediatamente, chiedendomi di non avere a che fare con lui se il mio atteggiamento doveva essere quello e di andarmene a casa se l'intenzione era quella di continuare ancora a lungo con la mia aggressività. A quel punto è cominciato l'Armageddon.

Ho staccato le mie chiavi dall'enorme mazzo e gliele ho lasciate sulla scrivania.

Il CdM, solidale, ha lasciato le sue.

Il Capo continuava a criticare aspramente il mio comportamento.

Sono cominciate le mie urla isteriche.

Il CdM prendeva le mie difese parlando seraficamente di come la nostra vita, priva di stipendi da mesi, sia diventata insostenibile.

Io urlavo (puntando il dito a salsiccina come una pazza furiosa) che posso avere l'atteggiamento che voglio se lui non mi paga e che può evitare di scandalizzarsi.

Il CdM ribadiva che la nostra vita, priva di stipendi da mesi, è diventata insostenibile.

Il capo a quel punto si è reso conto che ce ne stavamo andando, lasciandolo nel suo ufficio malgestito a galleggiare in un mare di liquami maleodoranti.

Io urlavo con la bava alla bocca. Lui urlava in preda al panico. Il CdM interveniva con poche, misurate e accurate, invettive.

Non so nemmeno come sia successo, ma dopo un'ora sedevo di nuovo alla mia scrivania, con l'abisso che si spalancava sotto di me e la consapevolezza che non ne uscirò mai con tutti i miei pezzi. E mentre il capo si avvicinava alla porta gli argini sono crollati e la mia faccia è diventata una maschera di lacrime e muco. Il capo mi ha guardata, non ha sopportato la visione di tutto quel viscidume esondante, ed è scoppiato in singhiozzi.

Una valle di lacrime sotto gli occhi perplessi del CdM. Un ufficio umido dove la dignità scivolava ormai da tutte le parti.

Cos'altro succederà ora? Andrò a lavare i miei panni al fiume e mi nutrirò della muffa dei muri di casa?

Nel frattempo, magicamente è comparso ben il 4% della quota di stipendio mancante. E ora? Devo cominciare a strapparmi i capelli, vomitare e pisciare in ufficio in preda alla possessione demoniaca o fare le capriole all'indietro urlando maledizioni in lingue soprannaturali per farmi dare il restante 96%?
 

martedì 23 novembre 2010

AGGIORNAMENTI

Dopo una settimana in cui:

- ha constatato che non esiste nulla di quello che si aspettava qui dentro

- ha avuto modo di constatare che le mie scenate isteriche sono dettate da una profonda disperazione radicata e non da un mio malcurato scompenso cerebrale

- non ha ricevuto una sola direttiva utile a poter svolgere il suo lavoro

- ha avuto la conferma che non solo non c'era alcun bisogno della sua figura qui dentro, ma che probabilmente per il suo servizio non prenderà un centesimo utile alla sua sopravvivenza

- ci ha rimesso una confezione di carta igienica, tre pacchi di caramelle, diverse barrette Kinder e qualche Bacetto Perugina

oggi il nuovo collega ha dato forfait.

Fuori uno.

La nuova collega sta dando di matto, in quanto il capo la rifugge e lei non ne capisce il motivo. Ha criticato aspramente il suo lavoro e mi ha mandato in ambasciata a riferirglielo, in quanto lui si vergogna. Da quel momento ci sono state solo scenate da manuale da parte mia, da parte della nuova collega e il capo, come da programma, si è dato alla macchia.

Domani scade l'ultimatum che il CdM ed io gli abbiamo lanciato ieri sera. Da giovedì è guerra.


Aggiornamento delle 14,24

Dopo aver visto la mia capa spegnere la macchina nel tentativo di aprire una finestrino, ho deciso che la mia emicrania doveva essere assecondata. E me ne sono andata a casa. D'altronde, io non ho mica ucciso nessuno.

lunedì 22 novembre 2010

Carissimo capo,

stavolta hai passato ogni limite.

Domani sarà un anno che lavoro per questo ufficio sgangherato.

Non hai ancora capito come si gestisce un'attività.

Non sai formulare una frase comprensibile nella tua lingua.

Siamo già nella cacca fino al collo e tu pensi bene di riempirmi l'ufficio di gente che, oltre tutto, vorrebbe aiutarti, ma non ha i mezzi per farlo e ci spintoniamo tutto il giorno in preda all'isteria totale.

Te la prendi con me perché in preda alla disperazione cerchiamo nuovi modi di trascorrere il tempo per salvarti il fondoschiena.

Nel momento del bisogno non ti fai vedere.

Ah, dimenticavo, non mi paghi da luglio. E continui a rimandare.

Ti comunico che mi hai prosciugata in tutti i sensi.

E ora attaccati al tram.

giovedì 18 novembre 2010

APARTMENT LIFE

Dormo con i tappi dal lontano 2006, anno in cui la disgraziata posizione della mia camera (davanti alla quale dovevano passare tutti e si trovava proprio sulla tromba delle scale, in mezzo alla camera del Bruderone e al bagno più frequentato della casa) unita al mio proverbiale sonno leggero, mi avevano causato un'insonnia perenne.

All'inizio è stata la classica convinzione "smetto quando voglio" a fregarmi, poi mi sono detta: "quando cambierò casa, cercherò di liberarmi le orecchie".
Mi sono trasferita in un appartamento in cui sotto la finestra della mia camera tre dannatissimi cani abbaiano notte e dì dandosi la voce con gli innumerevoli canidi del vicinato, in più proprio di fianco a casa sorge il campanile del paese, che come di consuetudine si produce in allegre e sonore scampanate a partire dalle sei del mattino. Di fatto, non mi sono liberata affatto il condotto uditivo e ancora ogni sera mi riempio di gomma con la speranza di attenuare i rumori.

Speranza che ti accorgi essere vana se, alle due e mezza della notte, ti svegli con il cuore in gola perché sembra che qualcuno ti stia sfondando la parete con un ariete.
"Amore, santo cielo, aiuto, qualcuno sta cercando di entrarci in casa, aiuto, moriremo tuttiiiiiiiiiiiiiiiii" ho cominciato a scrollare il CdM con la tachicardia a mille.
La risposta sonnacchiosa del CdM: "Amore, tranquilla, dormi, è solo il vicino che sta trom*****".

Mi sono tolta i tappi e non solo il caro uomo si intratteneva vigorosamente con una donna, ma aveva pensato bene di tentare di cammuffare il tutto accendendo lo stereo ad altissimo volume, così da creare per bene l'effetto "crollo della casa imminente". Alle tre di notte. Ma la gente lo sa che io devo dormire per non essere socialmente pericolosa?